Per curare la fibromialgia devono lasciare la Sardegna ma non hanno i soldi per partire: marito e moglie lanciano una raccolta fondi
Due coniugi affetti da fibromialgia cercano aiuto per affrontare le cure fuori dall’isola
Oristano Esistono battaglie che si combattono nel silenzio delle mura domestiche, lontano dai riflettori, dove il nemico non lascia cicatrici visibili ma divora ogni istante della quotidianità. È la realtà di Pier Paolo, 53 anni, e di sua moglie Monica, 55 anni, insegnante di scuola primaria. Vivono a Oristano, in una Sardegna che amano ma che, di fronte a malattie complesse come la fibromialgia, diventa un’isola troppo distante dalle cure necessarie. Per Pier Paolo il dolore non concede tregua: se esistesse un contatore interno, la sua lancetta sarebbe fissa sul cento per cento, ogni singolo minuto.
Non è una suggestione, ma una condizione biologica ed esasperante, aggravata dall’allodinia, che trasforma il semplice sfioramento di un vestito o un cambio di temperatura in una fitta insopportabile. Accanto a lui Monica, che ogni mattina trova la forza di alzarsi per andare a scuola dai suoi alunni, nonostante un quadro clinico pesantissimo: nervi compressi, artrosi grave alle ginocchia, tendini infiammati e quel bruciore costante alle gambe che la costringe, proprio come il marito, a fare affidamento su una stampella. Sono la forza l’uno dell'altra, due vite intrecciate nella resistenza contro un male che molti, ancora oggi, faticano a riconoscere come reale.
Nonostante le cure palliative seguite a Oristano, con protocolli avanzati che vanno dalla cannabis terapeutica alla psicoterapia EMDR, i medici hanno dovuto ammettere con onestà di non sapere come procedere ulteriormente. Ma la resa non fa parte del loro vocabolario. In una sola giornata di instancabile ricerca, Pier Paolo è riuscito a scuotere il mondo della medicina d’eccellenza. Il Professor Stefano Coaccioli, uno dei massimi esperti italiani di dolore cronico, ha confermato la disponibilità a visitarli a Roma; la terapia del dolore di Cagliari ha aperto le porte per un consulto immediato; l’ospedale San Martino di Genova si è reso disponibile per effettuare la biopsia delle piccole fibre, un esame neurologico fondamentale per mappare il loro sistema nervoso, ma purtroppo non disponibile in Sardegna.
Le risposte mediche ci sono, i protocolli esistono, i luminari sono pronti. Quello che manca, oggi, è la possibilità economica di colmare la distanza che separa Oristano da queste speranze concrete. Vivere su un’isola con una disabilità riconosciuta significa affrontare costi di trasferta enormi: voli, hotel attrezzati, trasporti e visite specialistiche moltiplicati per due. Lo stipendio da insegnante di Monica e la pensione di invalidità di Pier Paolo non possono coprire questo viaggio verso la salute. Per questo è nata una raccolta fondi su WhyDonate con un obiettivo di 4.500 euro. È una cifra che serve a trasformare le risposte ricevute in cure reali, coprendo i viaggi a Roma e Genova e gli esami diagnostici necessari. (Michela Cuccu)