Dalla Sardegna ai mari esotici: l’incredibile viaggio delle tartarughe Genoveffa e Gavino
Lo studio dei ricercatori del Cnr di Torregrande racconta la vita in mare dei due esemplari
Oristano Il loro viaggio attraverso il Mediterraneo fino all’oceano Atlantico ha catturato l’attenzione della comunità scientifica internazionale riunita alle Hawaii. Genoveffa e Gavino, due tartarughe marine rimaste in cattività per tantissimi anni e poi affidate al Centro di recupero del Cnr di Torregrande per la riabilitazione, hanno compiuto rotte straordinarie monitorate grazie a dispositivi satellitari applicati al momento del rilascio. I risultati del progetto – Genoveffa diretta verso le coste di Algeria e Tunisia e Gavino capace di attraversare lo Stretto di Gibilterra per poi raggiungere Madeira e infine i Caraibi, primo caso documentato nel Mediterraneo – sono stati uno dei contributi più discussi e apprezzati del 44° Simposio internazionale sulle tartarughe marine, l’appuntamento mondiale più prestigioso dedicato alla conservazione di questi rettili. Questo studio rappresentava solo uno dei quattro lavori scientifici presentati alle Hawaii dai tre ricercatori del Cnr di Torregrande-Oristano, Andrea Camedda, Andrea De Lucia e Giorgio Massaro, chiamati a rappresentare la rete regionale della Sardegna a Kailua-Kona dal 20 febbraio al 10 marzo, insieme a 650 esperti provenienti da tutto il pianeta.
Il progetto genetico: scoprire l’origine delle tartarughe che nidificano in Sardegna Il primo lavoro portato oltreoceano riguarda il progetto di genetica Life Turtle Next, realizzato in collaborazione con l’Università di Barcellona, la Stazione Zoologica e altri partner internazionali. I ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto prelevati dalle piccole tartarughe non sopravvissute nei nidi individuati in Sardegna negli ultimi anni, contribuendo alla creazione del più aggiornato set genetico del Mediterraneo occidentale. L’obiettivo è chiarire la provenienza degli esemplari che frequentano l’isola per la deposizione delle uova. Solo nel 2024 sono stati censiti ventidue nidi, di cui tre nel Sinis, confermando il ruolo crescente della Sardegna come area di nidificazione emergente.
Plastica in mare: più tartarughe ingeriscono rifiuti, ma diminuiscono le buste
Il secondo progetto presenta un quadro complesso dell’interazione tra tartarughe marine e marine litter sulla base di dati raccolti tra il 2019 e il 2025. La percentuale di animali che ingeriscono plastica è aumentata dal 47% al 55%, un dato che testimonia quanto l’inquinamento continui a essere una minaccia costante. C’è però un segnale positivo: la quantità di plastica laminare – in particolare le buste – risulta in diminuzione. Un miglioramento che, secondo Camedda, De Lucia e Massaro, potrebbe essere direttamente collegato alle normative che vietano le buste non biodegradabili e alle numerose campagne di sensibilizzazione condotte nel Mediterraneo. Tra queste spicca il progetto europeo Remedies, al quale partecipa anche il Cnr di Torregrande: iniziative di raccolta, riciclo e sperimentazione di nuove tecniche di riuso hanno portato a intercettare una parte della plastica che, partendo soprattutto dai fiumi (responsabili dell’80% dei rifiuti che raggiungono il mare), finirebbe nell’ambiente marino.
Collaborazione con il Ghana
Il terzo studio illustrato alle Hawaii riguarda la collaborazione con la costa occidentale del Ghana, dove i ricercatori sardi, su richiesta di una ong locale, hanno condotto un programma di formazione rivolto a operatori e insegnanti. Gli interventi hanno riguardato tecniche di protezione dei nidi, monitoraggio dei siti di deposizione, gestione delle emergenze e attività di sensibilizzazione rivolte alle comunità costiere. I risultati sono stati definiti “straordinari”: aumento dei nidi individuati, maggiore percentuale di uova schiuse e miglioramento delle capacità di intervento degli operatori locali. Il successo dell’iniziativa apre alla possibilità di esportare il progetto anche sulla costa orientale del Paese.
Il caso Genoveffa e Gavino: la ricerca che emoziona
A chiudere il contributo sardo al simposio è stato il racconto del monitoraggio satellitare di Genoveffa e Gavino, due esemplari rimasti per decenni in un acquario privato ad Alghero, poi sequestrati dalla Forestale e presi in carico dal Cnr. Quando sono arrivati al centro, i due animali erano denutriti, sottopeso e con carenze nutrizionali, ma mesi di cure hanno permesso il loro recupero e, infine, la liberazione insieme ad altri due esemplari recuperati dai pescatori. Il viaggio di Genoveffa – rimasta a lungo lungo la costa occidentale della Sardegna e poi diretta verso l’Algeria – e l’epico attraversamento oceanico di Gavino hanno permesso di raccogliere dati preziosi sul comportamento in immersione e sulle rotte migratorie delle tartarughe che popolano il Mediterraneo.
Nuovi monitoraggi in arrivo
La Regione ha finanziato l’acquisto di nuovi dispositivi satellitari e i ricercatori annunciano che nei prossimi mesi partiranno ulteriori monitoraggi. Tutti gli studi illustrati alle Hawaii daranno vita a una serie di pubblicazioni scientifiche, consolidando il ruolo di Torregrande come punto di riferimento nel Mediterraneo per la ricerca sulle tartarughe marine.
