Racconti, storie e memorie del lavoro mezzo secolo dopo “Baroni in laguna”
L’Associazione Paesaggio Gramsci promuove uno studio sul territorio. Le testimonianze raccolte in volume diventano un documentario e una mostra fotografica
Oristano Tutto pronto: ora, per il documentario “Dopo Baroni in laguna” bisogna soltanto stabilire la data della prima. Regia di Franco Brogi Taviani, sta per essere proiettato al pubblico, in arrivo subito dopo la pubblicazione di un libro a cura di Valeria Deplano sulla memoria orale dei pescatori dell’Oristanese. Con le fotografie di Mauro Raponi sulla stessa scena, fanno parte di un lavoro di ricerca condotto dall’Associazione Paesaggio Gramsci. L’esordio pubblico del filmato è previsto per maggio, con la proiezione a Cabras e a Terralba, coinvolte in primis le rispettive amministrazioni comunali. Per l’occasione verrà anche allestita una mostra delle foto di Raponi.
Prendendo spunto dal famoso libro di Giuseppe Fiori che raccontava più di sessant’anni fa la vicenda dello stagno di Cabras alla fine del dominio delle famiglie oristanesi che lo possedevano e gestivano, il progetto finanziato dalla Regione su proposta della V Commissione attività produttive del Consiglio, concluso alla fine del 2025, è consistito in una cinquantina di interviste a pescatori e figure rappresentative delle comunità: una parte fatte dal regista Taviani e confluite nel documentario dal titolo “Sale nel sangue”, del quale circolerà una versione lunga (140 minuti) e una di 50 minuti e che sarà presentato a maggio a Marceddì e a Cabras alla presenza del regista e del suo aiuto (e direttore della fotografia) Mauro Raponi; le altre da sette ricercatori delle facoltà di Lettere e di Economia dell’università di Cagliari, coordinati da Valeria Deplano e Giuseppe Melis, confluite nel libro “Dopo Baroni in laguna” (edizione digitale UniCaPress, in stampa Rubbettino).
Curato dalla docente di Storia contemporanea, contiene contributi di Umberto Cocco, Nicola Medda, Camilla Musa, Corinna Raimondi, Rossella Sanna e Alessandro Usai, il volume ricostruisce trasformazioni, storie e memorie del lavoro in laguna e della vita delle comunità di Cabras, Terralba e Santa Giusta negli ultimi quarantacinque anni. Il volume è frutto di una ricerca che ha coinvolto pescatori, cooperative, amministratori, adottando principalmente una prospettiva di storia orale cui si affianca un lavoro linguistico e di studi economici.
«A emergere, con una prospettiva dal basso – dice Valeria Deplano – , sono le trasformazioni subite negli ultimi sessant’anni dal territorio e dalle comunità che vi insistono e soprattutto le elaborazioni memoriali presenti all’interno delle stesse comunità attorno alle lotte dei lavoratori, al significato del lavoro di pesca, ai passaggi generazionali, ai rapporti con le istituzioni, con l’ambiente, con il turismo». Dopo una esposizione in anteprima nella biblioteca comunale di Cabras e in digitale sul sito paesaggiogramsci.it, le foto di Mauro Raponi verranno esposte da maggio nelle vie del centro storico di Cabras (in collaborazione con il nascente Centro commerciale naturale) e poi a Marceddì. Raponi ha fatto parte della squadra che con Franco Brogi Taviani è stata chiamata a realizzare un documentario sugli stagni, operatore Graziano Atzori, a settembre 2025, e ha poi realizzato il reportage fotografico a ottobre. Dice Raponi: «Le immagini provano a superare la testimonianza visiva didascalica, legata al mestiere o allo stile di vita, per cercare una dimensione astratta. Dimensione suggerita dalla presenza di un paesaggio che domina su tutto, a perdita d’occhio (così è nell’Oristanese), sempre diversamente uguale, in cui la luce del sole unifica figure e sfondo, l’uomo al suo territorio. Lo stagno è vissuto dai pescatori non solo come risorsa economica ma come stato mentale, il luogo dove l’elemento umano e quello geografico vivono della stessa tensione fino ad appartenersi l’un l’altro».
