Senza aiuti e senza casa torna a vivere nel rudere. La versione del Comune, il no alle proposte dei Servizi sociali
Oristano, Mario Noli è rientrato nella vecchia abitazione pericolante
Oristano L’amministrazione comunale interviene ufficialmente sulla vicenda di Mario Noli, il sessantatreenne tornato a vivere in un rudere. Attraverso una nota diffusa giovedì 23 aprile, il Comune spiega di voler «offrire un quadro completo e veritiero della situazione». Pur condividendo l’amarezza per il caso, da palazzo degli Scolopi chiariscono. «Il signor Noli non è mai stato lasciato solo, ha ricevuto supporto costante da parte del Comune, attraverso gli strumenti e le misure previste dalla normativa». Il punto di rottura risiederebbe nel principio di equità: i servizi sociali operano secondo criteri oggettivi e trasparenti che «non consentono trattamenti differenziati basati su richieste individuali che esulino da tali parametri». Secondo l’ente, dunque, sono state prospettate soluzioni abitative compatibili con le risorse ma il cittadino non le ha accettate. La nota sottolinea che «una cosa è ricevere aiuto, altra cosa è pretendere che tale aiuto assuma forme e modalità specifiche».
Dall’altra parte della barricata c’è la cronaca di una caduta libera. «Torno nella mia vecchia casa pericolante» è stato il grido di chi ha vissuto tre mesi in un b&b prima che i fondi Plus si esaurissero. Alla domanda su dove andare a dormire, la risposta dell’amministrazione è stata il dormitorio: regole rigide, ingresso alle 22 e uscita alle 9 del mattino. «Non sono un detenuto» ha protestato Noli, che vede in quel regolamento una privazione della dignità.
Sorge inoltre un interrogativo sulla gestione delle fragilità legata al genere: la struttura di accoglienza di Oristano è destinata esclusivamente a cittadini maschi. Resta da capire come si sarebbe mosso il sistema nel caso in cui la protagonista della vicenda fosse stata una donna, dato che non esistono dormitori in città e l’unica alternativa sarebbe stata, necessariamente, una soluzione differente. La vicenda è lo specchio di un’emergenza cronica a Oristano, con 300 domande per un alloggio popolare e immobili comunali bloccati dalla burocrazia.
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