La giovane e “sconosciuta” Michela Murgia rivive in Amica d’anima
Il progetto firmato da Giacomo Contu racconta gli anni trascorsi con gli amici dell’adolescenza prima che diventasse famosa
Cabras «Gli amici che ti fai quando hai quindici, diciassette, vent’anni hanno una qualità, una specialità, che nella vita poi sarà irripetibile», diceva Michela Murgia. A quasi tre anni dalla sua scomparsa, un libro e una canzone, usciti in contemporanea lo scorso 30 aprile, raccontano per la prima volta non il personaggio pubblico, ma la giovane donna capace di cambiare la vita delle persone molto prima dei premi letterari, delle battaglie civili e delle apparizioni televisive. Con questa esigenza intima nasce “Amica d’Anima”, il progetto firmato da Giacomo Contu, composto da un volume autobiografico e dall’omonimo brano scritto per i Naracauli, di cui è autore e voce. L’iniziativa «non intende celebrare Michela Murgia – spiega l’autore –, bensì custodire il significato umano di un’amicizia che continua ad abitarti anche quando l’altra persona non c’è più».
L’osteopata cabrarese, 47 anni il prossimo 28 agosto, era una delle tante anime del cosiddetto Mucchio selvaggio, il gruppo giovanile della parrocchia di Santa Maria, ed era legato a Michela, più grande di lui di sette anni, da un rapporto di profonda amicizia: «Il brano è nato prima del libro e doveva essere il vero omaggio». Ma tre minuti di canzone non bastavano a contenere tutto: «I ricordi, le distanze, le cose mai dette...» Così, accanto al testo musicale, è arrivata anche la scrittura. Una lunga immersione nella memoria durata circa un anno e mezzo, tra fotografie, lettere, episodi e frammenti di adolescenza condivisa nella Cabras degli anni Novanta del secolo scorso, quando Michela Murgia era ancora lontana dal diventare una delle intellettuali più influenti d’Italia.
Amica d’anima racconta così una giovane donna ben diversa da quella conosciuta dal grande pubblico: carismatica, ironica, dolce, affettuosa e al contempo esigente, capace di vedere negli altri possibilità che loro stessi non riuscivano ancora a cogliere. Una guida che sapeva spingere i ragazzi e le ragazze del Mucchio selvaggio oltre le proprie paure, trasformando il salone parrocchiale in un laboratorio di teatro, musica, amicizia e libertà. «Aveva questa capacità di intuire chi ciascuno di noi fosse prima ancora che noi stessi ce ne accorgessimo – racconta Giacomo Contu –. Quando decideva che era il momento di qualcuno, domani era già troppo tardi. E così è successo con me».
Di grande impatto emotivo è anche la canzone Amica d’Anima. Una strofa sembra condensare l’intero senso della musica: «Tu che ci hai lasciato più dell’inchiostro che hai usato e di un libro premiato, oggi, nella piazza gremita all’uscita di chiesa, la folla tra cori e applausi saluta una stella. Hai bruciato così forte che la luce che hai creato è un bagliore immobile». Il testo definitivo del brano nasce per un’incredibile coincidenza il 3 giugno dell’anno scorso: «Mi sono reso conto che era il compleanno di Michela, ho pensato fossero parole ispirate e non ho più cambiato nulla». C’è anche il ricordo del funerale romano della scrittrice, per Giacomo Contu uno spartiacque emotivo: «È stato lì che ho capito che c’era ancora una sua parte sommersa da raccontare».
Nel volume autopubblicato, che ripercorre gli anni felici del Mucchio selvaggio tra giochi collettivi, spettacoli improvvisati, cori gospel e campi scuola, emerge il concetto che dà il titolo all’opera: «L’amicizia d’anima non è semplicemente l’amicizia del cuore, ma quella che continua a sopravvivere anche quando la persona non c’è più, perché continua ad abitarti dentro». Un legame che supera le differenze di idee e persino i conflitti: «Essere amici non significa pensarla sempre allo stesso modo, ma riconoscere ciò che quella persona ha lasciato nella tua vita».
L’intero ricavato delle vendite del libro sarà devoluto alla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. Il progetto sarà presentato per la prima volta il 9 agosto a Cabras, paese natale di Michela: «Sarà una grande emozione, il primo passo verso nuove iniziative dedicate alla sua memoria. Tra le ipotesi già emerse, la nascita di un’associazione che porti avanti progetti culturali, artistici e di valorizzazione della sua eredità intellettuale». Per restituire a Michela Murgia la dimensione viva, imperfetta e profondamente umana che continua ancora oggi a generare memoria, arte e relazioni. «Certe persone non si dimenticano mai davvero – scrive Giacomo Contu –. Restano accanto a vegliare sulle nostre paure e a spingerci ancora verso la parte migliore di noi».
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