La Nuova Sardegna

Il delitto di Garlasco

Se la condanna di Alberto Stasi sarà annullata i Poggi dovranno restituirgli 700mila euro

di Andrea Morana

	Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni
Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni

In caso di revisione, l’ex fidanzato di Chiara Poggi potrebbe lasciare immediatamente il carcere di Bollate

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Pavia Nel caotico pubblico che assiste alla vicenda di Garlasco c’è uno spettatore più coinvolto degli altri. È Alberto Stasi, che nel 2015 fu condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Dall’accusa al nuovo indagato Andrea Sempio è infatti sparita l’ipotesi del “concorso in omicidio”. Ciò implica che la 26enne per gli inquirenti è stata uccisa da una sola persona, che secondo la procura è proprio Sempio. Qualora venisse confermata questa linea, gli eventuali effetti sulla sentenza per Stasi sarebbero ovvi. Meno ovvio è il fatto che la sua condanna potrebbe essere revocata a prescindere dall’andamento del procedimento nei confronti di Sempio e che potrebbe uscire dal carcere prima ancora della revoca.

Revisione e revoca condanna per Alberto Stasi

Il motivo per cui un’eventuale revisione sarebbe slegata dalla condanna di Sempio lo spiega l’avvocato Alessandro Gamberini. In carriera è stato legale di parte civile per le vittime della strage di Ustica, dei familiari della Uno Bianca e nel caso Aldrovandi, ha assistito di recente anche Fedez e Carola Rackete. «Non conosco così bene il caso di Garlasco, ma a livello tecnico si può andare a revisione quando emergono nuove prove che scardinano fondamenti rilevanti di un processo – spiega Gamberini –. Si valuta quindi la rilevanza di queste prove in vista di un’eventuale procedimento di revisione che potrebbe portare alla revoca della condanna».

Su richiesta degli avvocati di Stasi, quest’ultimo potrebbe uscire dal carcere anche prima dello svolgimento della revisione. «C’è stato un deposito degli atti all’interno dei quali sono indicati gli elementi di prova a carico di Sempio e, in maniera speculare, gli elementi che vengono meno a carico di Stasi – prosegue l’avvocato –. Nell’istanza degli avvocati difensori questi elementi verranno indicati. C’è una corte d’appello che giudica e potrebbe, su richiesta della difesa, liberare l’imputato anche prima del processo. Per una liberazione eventuale basterebbe che la revisione venga dichiarata ammissibile». Secondo l’avvocato Gamberini, in vista di una possibilità di uscire dalla cella con la sola ammissibilità della revisione la situazione attuale favorisce Stasi: «Siamo in una fase in cui il condannato è quasi alla fine della pena, già in uno stato di semi libertà e non penso ci sia pericolo di fuga. Credo che la scarcerazione verrebbe concessa».

Il risarcimento

Oltre al carcere, la condanna definitiva stabilì che Stasi dovesse pagare alla famiglia Poggi un risarcimento per circa un milione di euro. Qualche anno dopo le parti si accordarono per una cifra che si aggira intorno ai 700mila euro. Ma cosa succederebbe se dopo revisione la condanna di Stasi venisse revocata? «In questo caso naturalmente non basterebbe l’istanza, ma bisognerebbe aspettare l’esito del processo – sottolinea Gamberini –. Qualora questo si concludesse stabilendo che non c’erano le prove per poterlo condannare e quindi venisse revocata la condanna, la famiglia Poggi dovrebbe restituire a Stasi tutti i soldi».

L’ingiusta detenzione

Conseguenza di un’eventuale revoca di condanna sarebbe anche la via del risarcimento per ingiusta detenzione in favore di Stasi. «Fare una previsione esatta di quanto gli spetterebbe non è semplice – sostiene Gamberini –. Le tariffe variano non solo a seconda del tempo passato in carcere, ma anche della situazione del condannato. Quel che è certo è che qualunque cifra sarebbe un risarcimento miserabile rispetto al danno che un giovane potrebbe aver subito con una detenzione ingiusta». In linea di massima, nei casi di ingiusta detenzione la legge italiana prevede un risarcimento di circa 235 euro per ogni giorno passato in carcere, con un tetto massimo di poco superiore ai 500mila euro.

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