Caos Uras, la Regione avvia il procedimento per il commissario straordinario – Cos’è successo
Dalla sentenza del Consiglio di Stato alle accuse sulle indicazioni arrivate da Cagliari: tutti i passaggi della crisi che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale
Uras La Regione ha avviato formalmente gli atti dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha decretato, di fatto, la fine dell’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Samuele Fenu. Con una nota diffusa dall’assessorato degli Enti locali, gli uffici regionali hanno comunicato l’avvio del procedimento conseguente alla decisione dei giudici amministrativi, passaggio che porterà ora alla nomina di un commissario straordinario per il Comune di Uras. La presa di posizione di Cagliari arriva dopo giorni di fortissime polemiche politiche e istituzionali seguite alla sentenza della Terza Sezione del Consiglio di Stato, che ha ribaltato il precedente pronunciamento del Tar Sardegna e stabilito che il Consiglio comunale avrebbe dovuto decadere già nell’autunno scorso, dopo le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri.
La vicenda Lo scorso 30 settembre 2025 sette consiglieri – Rita Piras, Luca Schirru, Paolo Porru, Alberto Cera, Anna Maria Dore, Antonio Melis e Salvatore Tuveri – avevano depositato le dimissioni collettive. Secondo il Consiglio di Stato, in quel momento si era già verificata la fattispecie “ultra dimidium”, cioè la perdita della maggioranza assoluta dell’aula, che produce automaticamente lo scioglimento del Consiglio comunale. L’amministrazione Fenu aveva però tentato di evitare la decadenza sostenendo che la posizione di Salvatore Tuveri fosse diversa dalle altre, anche per ragioni di salute, procedendo così alla sua surroga con una delibera approvata il 14 ottobre 2025. Una scelta che aveva consentito al Comune di proseguire l’attività amministrativa per mesi. Una linea che inizialmente era stata ritenuta legittima dal Tar Sardegna, ma che il Consiglio di Stato ha poi demolito integralmente.
La sentenza I giudici del Consiglio chiariscono che le dimissioni contestuali della metà più uno dei consiglieri producono un effetto immediato e irrevocabile, senza possibilità di “correzioni” successive o interpretazioni legate alle motivazioni personali dei firmatari. La delibera di surroga è stata quindi annullata. Dopo il pronunciamento dei giudici romani si è aperto anche un duro scontro politico in Regione. Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha depositato un’interrogazione urgente, primo firmatario Emanuele Cera, parlando di un «grave cortocircuito istituzionale» e chiedendo chiarimenti sul ruolo degli uffici regionali degli Enti locali nella gestione della vicenda. Nel mirino dell’opposizione ci sono soprattutto le dichiarazioni del sindaco Samuele Fenu, che nei mesi scorsi aveva sostenuto di aver agito «in accordo con la Regione» per garantire continuità amministrativa e servizi essenziali. «La Regione, anziché garantire legalità e tutela dell’ente locale, avrebbe fornito indicazioni fuorvianti», ha attaccato Cera, chiedendo di chiarire eventuali responsabilità politiche e amministrative. Durissima anche Anna Maria Dore, ex sindaca e tra i consiglieri dimissionari che avevano innescato la crisi: «Questa sentenza ripristina finalmente la legalità in Comune». Secondo Dore, la lunga fase commissariale «si sarebbe potuta evitare se il sindaco si fosse dimesso subito dopo le dimissioni collettive». Con l’avvio ufficiale degli atti da parte della Regione, il caso entra ora nella fase conclusiva: il Comune sarà affidato a un commissario straordinario fino alle prossime elezioni amministrative, previste nel 2027. (cat.co.)
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