La Nuova Sardegna

Oristano

L’iniziativa

Un’eccellenza identitaria per entrare a testa alta tra le Città del vino

di Caterina Cossu
Un’eccellenza identitaria per entrare a testa alta tra le Città del vino

La vernaccia come chiave per il rilancio enoturistico e strumento di definizione dell’identità del territorio

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Oristano Blindare la propria identità enologica e puntare tutto sulla Vernaccia. Così il consiglio comunale ha approvato all’unanimità ieri sera, martedì 19 maggio, l’adesione all’Associazione nazionale Città del Vino, trasformando quello che potrebbe sembrare un semplice passaggio burocratico in una vera operazione di posizionamento territoriale: l’obiettivo dichiarato è fare di Oristano la “città della Vernaccia” non solo sulla carta, ma anche nel turismo, nella promozione e nella narrazione del territorio. A spingere sull’acceleratore è stata l’assessora alle Attività produttive Valentina De Seneen, che in aula ha parlato di «scelta strategica e identitaria». Il Comune vuole inserirsi nella rete nazionale dei territori del vino facendo leva sulla Vernaccia di Oristano Doc, la prima denominazione riconosciuta in Sardegna nel 1971, ma con radici molto più antiche, addirittura nuragiche. Nel discorso dell’assessora c’è tutto il progetto politico: legare vino, archeologia, storia giudicale, cultura agricola e turismo esperienziale in un unico marchio territoriale. L’adesione arriva dopo quella alle Città dell’Olio e segue una linea precisa dell’amministrazione Sanna: costruire reti nazionali per valorizzare le produzioni identitarie. Stavolta però il vino diventa anche leva economica. Il Comune punta infatti sull’enoturismo, sugli eventi e sulla promozione delle cantine locali, a partire dalla storica Cantina sociale del Rimedio. L’idea è creare una sinergia stabile con il Consorzio di tutela della Vernaccia e con l’Ecomuseo dedicato al celebre vino ossidativo oristanese.

Le reazioni Il dibattito in aula, però, non è stato tutto celebrativo. Dalle opposizioni sono arrivate frecciate e dubbi. Umberto Marcoli ha ricordato che gran parte delle vigne della Vernaccia si trovano nei paesi vicini e ha accusato Oristano di limitarsi «ai cartelli agli ingressi della città». Maria Obinu ha invece chiesto conto dei risultati concreti ottenuti con l’adesione alle Città dell’Olio, temendo che anche questa possa restare soltanto un’etichetta simbolica. Più pragmatico il consigliere del Pd Massimiliano Daga, che ha sottolineato come l’ingresso nell’associazione abbia senso solo se produrrà bandi, opportunità, collaborazioni e una strategia turistica vera. Dalla maggioranza, invece, è arrivata la difesa compatta del progetto. Antonio Iatalese ha ricordato le difficoltà globali del mercato del vino e il calo dei consumi, definendo l’adesione «un segnale al settore». Sergio Locci ha parlato di occasione per rilanciare la tradizione vitivinicola locale e valorizzare il patrimonio agricolo del territorio. A chiudere il dibattito è stato il sindaco Massimiliano Sanna: «Quando parliamo di vino non parliamo solo di Oristano, ma di un intero territorio».

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