Il palmo e le dita di una mano nel sangue di Chiara Poggi: è l’impronta del killer – Le novità e perché incastrerebbe Sempio
Individuata dai Ris di Cagliari all’ingresso della villetta: sarebbe compatibile con l’altra già isolata che secondo la Procura è del commesso accusato di omicidio
Garlasco Il palmo e le dita di una mano sinistra stampate nel sangue. L’impronta, individuata nella Bpa dei Ris di Cagliari, cioè la nuova relazione sulle macchie di sangue nella villetta di via Pascoli, potrebbe essere la firma dell’assassino. Nel 2007 fu trascurata, oggi spunta tra le carte e le fotografie dell’inchiesta bis sul delitto di Chiara Poggi, che vede Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, accusato di omicidio. Per gli investigatori la traccia «è compatibile con la mano sinistra di un individuo adulto», anche se non è possibile, attraverso questa, risalire all’identità di chi l’ha lasciata in quel punto, ai margini della pozza più ampia di sangue all’ingresso della villa, ai piedi delle scale, il luogo in cui sarebbe partita l’aggressione mortale.
Lo stampo del tacco
All’ingresso della villa Chiara, secondo la nuova indagine, sarebbe stata colpita e avrebbe cercato di difendersi sfuggendo al suo aggressore in direzione della porta di casa. I carabinieri escludono, comunque, che quell’impronta sia stata lasciata da Chiara, perché la vittima fu ritrovata con la mano sinistra pulita, non imbrattata di sangue. Della traccia non si fa cenno nella relazione del 2007 dei Ris di Parma, firmata da Luciano Garofano: 19 pagine contro le 300 della Bpa dei Ris di Cagliari. Che prova a interpretare anche un’altra macchia, anche questa del tutto nuova: la traccia denominata N1, una impronta del tacco della suola a pallini (da sempre considerata la scarpa dell’assassino) che i carabinieri del Ris di Cagliari hanno isolato sul bordo del gradino zero, quello in cima alle scale che portano alla cantina di casa Poggi, dove fu ritrovato il corpo senza vita della ragazza.
L’impronta del palmo
Questa, per gli investigatori, è una traccia chiave, perché si incastrerebbe alla perfezione con un altro tassello: l’impronta 33, quella del palmo della mano destra isolata sul muro delle scale, che per i pm della procura di Pavia apparterrebbe a Sempio per 15 punti di contatto. L’impronta 33, secondo gli inquirenti di una «mano bagnata» (l’assassino si sarebbe lavato nel lavello della cucina e poi sarebbe tornato in questo punto a osservare il corpo della vittima), sarebbe stata lasciata sul muro dal killer sporgendosi dal bordo del gradino (la traccia N1) con il piede «in sospensione», non appoggiato quindi a terra. Le due tracce sono la base per la ricostruzione alternativa della dinamica dell’omicidio ma anche dell’ipotesi che sulla scena del crimine ci fosse Sempio e non Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima condannato a 16 anni di carcere. Le posizioni dei due segni, per gli investigatori, risultano infatti «perfettamente compatibili con le misurazioni» antropometriche del corpo di Sempio, eseguite lo scorso ottobre dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo.
Macchie e dinamica
Nella nuova Bpa sono esaminate, poi, altre due tracce di sangue che erano state già rivelate nell’indagine del 2007. Sono la traccia 45, una goccia di sangue vicina all’impronta 33, che potrebbe essersi distaccata dall’arma del delitto insanguinata e che doveva essere, per forma della goccia, abbastanza in alto, proprio vicino al palmo destro sulla parete. E la traccia «97f», sempre sul muro, «una strisciata di sangue che potenzialmente poteva essere rilasciata dalla mano sinistra dell’assassino, sporca di sangue».
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