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Oristano

Il caso

L’aeroporto è pronto, ma non è mai decollato: un miraggio il suo rilancio

di Enrico Carta
L’aeroporto è pronto, ma non è mai decollato: un miraggio il suo rilancio

Disaccordi tra i soci al limite dello scontro rendono impossibili far ripartire l’infrastruttura

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Oristano Un’infrastruttura pronta, ma mai davvero decollata. E una società, la Sogeaor, attraversata da una frattura sempre più evidente tra soci. È dentro questo doppio binario – fermo operativo e scontro interno – che si stanno consumando gli ultimi mesi della lunga vicenda dell’aeroporto di Fenosu, tornata al centro dell’attenzione per le tensioni nel consiglio di amministrazione e per le contestazioni rivolte al socio di maggioranza.

Storia La parabola dello scalo oristanese parte da lontano. I primi voli risalgono al 2010, ma l’attività dura appena sei mesi: si arriva rapidamente a un passivo di circa sei milioni di euro e alla messa in liquidazione nel 2011. Il fallimento viene evitato grazie a un concordato preventivo sostenuto dall’intervento dei soci pubblici – Provincia, Comune, Camera di commercio, Regione, Sfirs e Consorzio industriale – che consentono di mantenere in vita la società. Il passaggio decisivo arriva tra il 2015 e il 2017, con la privatizzazione. Le quote pubbliche sono cedute: la partecipazione della Camera di commercio va ad Aeronike, poi il pacchetto principale a Fenair, società controllata dalla stessa Aeronike. L’assetto che ne deriva vede Fenair con il 93,71 per cento e Aeronike con il 6,29 per cento. Il controllo converge su Riccardo Faticoni, che diventa l’azionista di riferimento. Nel 2020 la società esce dalla liquidazione e torna operativa. Si apre una fase che avrebbe dovuto segnare il rilancio, anche grazie all’ingresso di nuovi soci. Tra questi Cristiano Rufini, socio di maggioranza di Olidata, società quotata in borsa e di recente in trattativa per l’acquisto della Salernitana Calcio per 75 milioni di euro, attraverso Fenix con una quota del 25 per cento, e successivamente lo stesso ex liquidatore Alberto Annis con il 2 per cento. L’attuale composizione vede dunque Fenair al 66,71 per cento, Fenix al 25 per cento, Aeronike al 6,29 per cento e Annis al 2 per cento. Una struttura che conferma la posizione dominante di Faticoni, che controlla circa il 73 per cento del capitale.

Dissidi È proprio dopo questa fase che emergono le prime crepe. Le aspettative di rilancio, con nuovi investimenti e la richiesta della concessione Enac per l’aviazione generale, restano sulla carta. Nei verbali societari inizia a prendere forma un dissenso crescente, che dall’ambito gestionale si sposta progressivamente su quello dei rapporti interni. Il primo passaggio significativo è del 2022, quando Cristiano Rufini viene revocato dal consiglio di amministrazione con il voto favorevole del solo socio di maggioranza. Nello stesso contesto emergono le prime contestazioni formali: da un lato la richiesta di compensi per servizi resi da società riconducibili a Faticoni aspramente contestate da Annis e Rufini in quanto violazioni di numerosi riferimenti di legge; dall’altro il voto contrario al bilancio da parte degli stessi soci di minoranza, Annis e Rufini.

Contestazioni Le tensioni si intensificano nei mesi successivi. In assemblea vengono contestate a Riccardo Faticoni dai soci di minoranza modalità decisionali autonome e la mancanza di un piano industriale strutturato per rilanciare l’aeroporto. Le divergenze si riflettono anche sui conti, con bilanci in perdita e approvati con il voto favorevole del solo socio di maggioranza. Il 2023 segna un ulteriore punto di rottura. La proposta di nuovi versamenti da parte dei soci per sostenere la società viene accolta con riserve, accompagnata dalla richiesta – rimasta senza esito – di una pianificazione chiara sul futuro. Nello stesso periodo viene revocato anche Annis e la governance si concentra in capo a Faticoni come amministratore unico. Le assemblee successive si svolgono in un clima sempre più acceso, con contestazioni su bilanci, gestione e presunti conflitti di interesse a carico di Faticoni. I soci di minoranza segnalano criticità che riguardano la mancanza di un piano industriale, la gestione delle risorse e i ritardi nell’ottenimento delle autorizzazioni necessarie per il rilancio. Parallelamente emergono contenziosi e ricorsi da parte dei creditori, che contribuiscono ad appesantire il quadro.

La rottura Nel 2024 e nel 2025 il confronto si irrigidisce definitivamente. Il socio di maggioranza porta avanti operazioni di ricapitalizzazione da lui stesso giudicate necessarie per la continuità aziendale. Annis e Rufini, contrari, ne contestano l’efficacia e la portata, ritenendole insufficienti per pagare i debiti societari e rispetto agli obiettivi di sviluppo. Le assemblee si chiudono con votazioni divise e posizioni inconciliabili. Sul fondo resta il nodo principale: Fenosu non ha un’attività stabile. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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