Affitta gli appartamenti pignorati: atti alla procura per una nuova indagine
Decisione del giudice per le esecuzioni su alcuni appartamenti di una palazzina in via Tazzoli
Oristano Non solo la revoca della custodia degli immobili pignorati e l’ordine di liberazione immediata degli stabili. Nella complessa procedura che riguarda la società Architetto Nanni Lochi, il tribunale ha deciso anche di trasmettere gli atti alla procura affinché valuti eventuali profili di rilievo penale. Il provvedimento è stato firmato il 5 agosto dal giudice Andrea Bonetti nell’ambito dell’esecuzione immobiliare avviata nel 2021 su iniziativa di Prelios Credit Solutions, con l’intervento della società Dueffe. Al centro della vicenda ci sono sei immobili pignorati in via Tazzoli, in un complesso residenziale al centro di un lungo contenzioso urbanistico. Secondo quanto ricostruito dal giudice, il 10 febbraio 2026 l’amministratore della società debitrice, l’architetto Giovanni Michele Lochi, avrebbe stipulato due contratti di locazione, nonostante il pignoramento fosse già trascritto e senza alcuna autorizzazione del giudice dell’esecuzione.
Nell’ordinanza il tribunale definisce «manifestamente infondata» la tesi difensiva della società, secondo cui il divieto di concedere in locazione i beni si applicherebbe soltanto in una fase successiva della procedura. Per il giudice, invece, il divieto opera dal momento stesso del pignoramento e gli atti compiuti senza autorizzazione sono privi di effetti nei confronti della procedura. I contratti, registrati all’Agenzia delle Entrate il 24 febbraio, sono stati quindi dichiarati inopponibili alla procedura esecutiva e all’eventuale futuro aggiudicatario degli immobili. Da qui anche la decisione di revocare la custodia alla società debitrice e di affidarla all’Istituto vendite giudiziarie, incaricato di procedere alla liberazione degli immobili, anche con il supporto della forza pubblica se necessario.
Il tribunale ha inoltre ordinato alla società di versare alla procedura tutti i canoni di locazione percepiti in virtù dei contratti contestati, indicando una somma non inferiore a 3.400 euro, corrispondente ai canoni maturati dalla stipula fino alla data dell’ordinanza. L’aspetto più rilevante del provvedimento riguarda però il capitolo finale. Il giudice ha disposto l’invio alla procura di copia dell’ordinanza, del precedente decreto di fissazione dell’udienza e della comunicazione del consulente tecnico d’ufficio. Una decisione che apre ora un nuovo fronte giudiziario: la procura dovrà infatti valutare il contenuto degli atti e stabilire se vi siano elementi tali da giustificare l’apertura di un fascicolo d’indagine e ulteriori approfondimenti investigativi sulla gestione degli immobili sottoposti a esecuzione.
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