West Nile, esposto sulle risaie vicino alle case: «I ristagni favoriscono la diffusione del virus, servono controlli»
Il Comitato Sa Rodia chiede verifiche nelle campagne attorno a Oristano
Oristano La crescita dei casi di Febbre del Nilo nell’Oristanese finisce anche sul tavolo della polizia. Luciano Cariccia, insieme al Comitato Sa Rodia che raccoglie i residenti di viale Repubblica, ha presentato un esposto per richiamare l’attenzione sulla presenza delle risaie nelle campagne attorno a Oristano e sui ristagni d’acqua. «Vogliamo portare sul tavolo della Procura la questione: verifichi se ci sono state omissioni e responsabilità legate alla mancata tutela della salute pubblica in relazione alla diffusione della Febbre del Nilo – ha spiegato il portavoce 86enne –. E se sussista un’eventuale omissione di atti d’ufficio da parte degli enti competenti, quali Asl 5, Comune e la Provincia di Oristano». Secondo i firmatari, quei campi infatti favorirebbero la proliferazione delle zanzare e aumenterebbero il rischio di diffusione del virus, in una zona a forte densità abitativa di anziani. «C’è un regolamento della Provincia, le risaie dovrebbero stare a distanza di sicurezza dalle case – rincara Cariccia –, sono almeno dieci anni che ci battiamo per i nostri diritti, quei due ettari prima erano una carciofaia». Al centro della segnalazione ci sono in particolare le condizioni dei terreni coltivati a riso nelle aree vicine alla città. Cariccia sostiene che in alcuni appezzamenti l’acqua rimanga a lungo e chiede maggiori controlli e interventi per limitare la presenza degli insetti, alla luce della diffusione del virus West Nile registrata durante l’estate, «e lì l’acqua non scorre, lo posso garantire» afferma.
L’iniziativa arriva mentre il quadro epidemiologico continua a destare preoccupazione. Proprio oggi la Asl 5 ha comunicato che i casi umani accertati dall’inizio dell’anno nella provincia sono saliti a 26. L’ultima diagnosi riguarda un ultrasettantenne attualmente in osservazione al pronto soccorso del San Martino. È salito inoltre a tre il numero dei decessi tra persone che avevano contratto il virus.
L’esposto riporta dunque al centro del dibattito il problema della prevenzione e della gestione delle aree nelle quali le zanzare possono riprodursi. Le contestazioni avanzate da Cariccia e dal Comitato riguardano il possibile ruolo dei ristagni presenti nelle zone risicole: un collegamento che viene prospettato dai firmatari della denuncia e sul quale vengono sollecitati accertamenti. Sul fronte sanitario, intanto, il Dipartimento di Prevenzione della Asl continua a raccomandare alla popolazione di ridurre tutte le possibili occasioni di proliferazione delle zanzare, eliminando i ristagni d’acqua, e di proteggersi dalle punture attraverso repellenti, abiti lunghi e zanzariere. Particolare attenzione viene richiesta per anziani e persone fragili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
