Tentò di strangolare e far annegare la moglie nella vasca da bagno: condannato
L’imputato era accusato di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia
Santu Lussurgiu Sette anni e otto mesi di reclusione per aver tentato di uccidere la moglie. Si è chiuso così il processo di primo grado a carico di Mario Are, l’artigiano di 43 anni finito sotto processo con le pesanti accuse di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia e ora condannato. Il collegio del tribunale, presieduto dalla giudice Carla Altieri, a latere le colleghe Chiara Lai e Francesca Falchi, ha accolto la tesi della procura, infliggendo tuttavia una pena inferiore rispetto ai dieci anni sollecitati dal pubblico ministero Valerio Bagattini. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imputato avrebbe aggredito la compagna, Monica Dore, stringendole prima un cavetto attorno al collo per poi tentare di farla affogare nella vasca da bagno, spingendole ripetutamente la testa sott’acqua.
Un’aggressione brutale, ritenuta l’apice di una lunga scia di violenze domestiche e confermata, secondo i giudici, dai riscontri medici sulle lesioni riportate dalla donna. Al fianco della vittima si sono schierate le avvocate di parte civile Anna Lisa Carta e Romina Marongiu, legali della figlia minore della coppia. Di tutt’altro avviso la difesa, affidata all’avvocato Gennaro Di Michele, che ha preannunciato battaglia in appello. Il difensore ha tentato di smontare il caso puntando sui verbali dei carabinieri, che al loro arrivo trovarono la vasca da bagno completamente asciutta e i capelli della donna non bagnati. Secondo la tesi difensiva, si sarebbe trattato di una normale lite notturna per il volume troppo alto della tv, degenerata in un contatto fisico in cui l’imputato si sarebbe solo difeso, mentre i segni sul collo della moglie sarebbero da attribuire a una caduta accidentale tra i rovi durante una successiva fuga in campagna. I giudici non hanno creduto alla versione dell’incidente e hanno condannato l’artigiano.
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