L’apparizione, lo scatto, l’emozione: dalla natura selvaggia della Sardegna sbuca un raro esemplare di cerva bianca
La straordinaria testimonianza nella foto di Marco Corda che ha immortalato un cervo sardo affetto da leucismo
Cagliari Lei è sbucata da un cespuglio, si è voltata, aveva il manto candido e lo sguardo curioso. Ha brucato un po’ d’erba poi è scivolata via fra gli arbusti, scomparendo dalla vista di Marco Corda, fotografo naturalista di Dolianova che quasi non credeva ai suoi occhi quando – con una certa emozione – ha premuto lo start della macchina fotografica immortalando, forse per la prima volta nella storia della fotografia naturalistica in Sardegna, una cerva bianca.
Il successo è arrivato al termine di una lunga e faticosa giornata di cammino in solitaria, seguendo una pista battuta dagli ungulati. «Muoversi da soli nel bosco è l'unica via per minimizzare i rumori, che la vegetazione amplifica all'ennesima potenza». La cerva bianca è apparsa poco distante da una vecchia pista forestale in disuso, intenta a brucare. Non era sola: si muoveva protetta all'interno di un piccolo nucleo familiare composto da un maschio adulto, un’altra femmina e un cerbiatto nato nella scorsa primavera.
Per catturare l'immagine senza alterare la quotidianità del branco Corda ha utilizzato un super-teleobiettivo Canon RF 200-800mm, che gli ha permesso di ottenere scatti ravvicinati pur rimanendo a una distanza di sicurezza totalmente rispettosa della fauna.
Il fotografo, il silenzio e la natura: il valore di un incontro rarissimo
«L’emozione è indescrivibile», racconta Marco Corda: «Non tanto per la foto in sé, che considero un semplice documento e di scarso valore estetico, quanto per la consapevolezza di trovarmi davanti a una rarità incredibile». Resta aperta una suggestiva riflessione sul comportamento di questi esemplari unici, perché non è da escludere che gli animali leucistici possano sviluppare una diffidenza ancora maggiore rispetto ai loro consimili, quasi fossero consapevoli che il loro manto candido li possa rendere bersagli facili per i predatori – uomo in primis. Una teoria romantica e priva di rigore scientifico, certamente, ma che ben descrive la magia e il mistero che solo la natura selvaggia sarda sa regalare a chi sa ascoltarla in silenzio.
Il raro esemplare di Cervus elaphus corsicanus
Il fotografo naturalista potrebbe aver immortalato – per la prima volta in Sardegna – un esemplare adulto e femmina di Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) affetto da leucismo. Si tratta con tutta probabilità della prima testimonianza fotografica mai realizzata di questo fenomeno per la sottospecie endemica sardo-corsa. «Negli anni '90 – spiega Corda – si era registrata una segnalazione nel sud-ovest dell’isola», ma il leggendario animale, a quanto pare, non era mai stato documentato visivamente prima d’ora. Per garantirne la massima tutela e proteggerlo da curiosi o malintenzionati, la località esatta dell'avvistamento, avvenuto in pieno ambiente selvaggio, rimane rigorosamente segreta.
Dal dubbio alla certezza: la cronaca del ritrovamento
La scoperta è nata da un’intuizione e da una forte dose di perseveranza, vissuta in più tappe: «Circa un mese fa, durante un’escursione, un’apparizione fugace e bianchissima tra la macchia mediterranea». Un flash durato un secondo. «L'ipotesi iniziale – racconta Corda – era quella di un giovane vitello», ma l'agilità del balzo ha instillato il dubbio.
«Il sospetto è poi diventato un chiodo fisso – continua il fotografo – finché un amico», profondo conoscitore della campagna della zona, «mi ha confermato l’avvistamento di un misterioso "cervo bianco" proprio in quell'area». Inizia così la metodica pianificazione delle uscite sul campo alla ricerca di tracce, passaggi e calpestii. Fino al magico incontro: «Che mi ha ovviamente molto emozionato».
Leucismo e albinismo: le differenze
Questo straordinario ritrovamento non ha nulla a che fare con l’albinismo. Sebbene in Sardegna si conoscano diversi casi di daini (Dama dama) albini – osservati soprattutto in cattività –, per il cervo sardo il discorso è diverso. «Sono sicuro che non sia l'unico caso – racconta Marco Corda – e mi piace pensare che questi animali siano più schivi dei consimili, proprio perché consapevoli di essere più vulnerabili ai predatori, uomo ahimè in primis, per via del loro manto poco mimetico».
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