Volo Roma-Alghero da incubo: dieci ore in attesa di un aereo

Il volo per Alghero partito da Roma alle 3 dopo l’annullamento di quelli delle 17.25 e delle 21.45

SASSARI. Un viaggio da incubo. Cominciato, si fa per dire, alle 17,25 di lunedì e concluso alle 4 del mattino di martedì. Un centinaio di persone sballottate da una parte all’altra dell’aeroporto di Fiumicino fino all’«uscita C7», dove sono rimaste in attesa di un aereo che le riportasse in Sardegna. Tra un rinvio e l’altro, senza poter mangiare, nè bere. Disperate. Una disperazione che ha portato ad azioni di protesta eclatanti, che hanno anche rischiato di mettere in crisi la sicurezza del più grande aeroporto italiano. Solo la mediazione di alcuni carabinieri, intervenuti per sedare i tumulti, ha riportato la calma e, soprattutto, convinto l’Alitalia a mettere a disposizione un aereo per riportare in Sardegna quel centinaio di persone allo stremo delle forze, ma soprattutto della sopportabilità umana.

L’aereo dei desideri è partito finalmente alle 3 del mattimo ed è atterrato 50 minuti esatti dopo ad Alghero, in un’ aerostazione popolata di fantasmi in divisa blu: il personale a terra Alitalia-AirOne e i dipendenti Sogeaal. All’arrivo, i passeggeri avevano i visi distrutti dalla stanchezza, ma sorridevano. «Per non piangere - ha sottolineato il neo segretario regionale del Partito Democratico, Silvio Lai, che sarebbe dovuto partire con il volo delle 21,45 -. Una vicenda incredibile, che ho vissuto in parte visto che quando sono arrivato in aeroporto c’era già un grande caos, provocato dalla cancellazione di decine di voli». «Dovevamo partire alle 17,25 - ha raccontato l’ingegner Franco Moritto -. All’uscita programmata non c’era nessuno che ci desse informazioni, solo l’aggiornamento dei ritardi sul display. Da un quarto d’ora all’altro siamo arrivati alle 19,30 quando il volo è stato annullato».

A quel punto, c’è stata la corsa verso i banchi Alitalia-AirOne per rifare i check in per il volo delle 21,45, ma c’era un caos indescrivibile per la cancellazione di decine di voli. «Siamo stati costretti a uscire dalla zona di sicurezza - ha proseguito l’ingegner Moritto - e poi rifare la fila per rientrare. E siamo stati indirizzati verso l’uscita C7, che non esito a definire vergognosa e indecorosa per noi sardi visto che è poco più di un magazzino. Lì è ricominciata l’attesa, anzi la presa in giro. Dalle 21,45 siamo stati completamente abbandonati, senza informazioni, nè assistenza».

«Verso le 23, i bar hanno chiuso - ha continuato Silvio Lai - e poco dopo non c’era più acqua neppure nei distributori automatici. C’erano donne incinte che stavano male, bambini che piangevano e nessuno che facesse qualcosa o ci desse informazioni. Intorno a mezzanotte, alcune persone esasperate hanno trovato il modo per attirare l’attenzione aprendo i portelloni che si affacciano sulla pista, facendo scattare l’allarme. E infatti - ha insistito il segretario del Pd - sono arrivati i carabinieri». Dopo un primo contatto piuttosto brusco con i contestatori, i militari si sono prodigati per trovare generi di conforto e hanno svolto una mediazione con l’Alitalia.

«Forse la molla che ha convinto i vertici della compagnia - hanno concluso Lai e Moritto - è stata la continuità territoriale. È vero che siamo partiti alle 3 e che l’Alitalia ci aveva offerto di andare in hotel, ma pensiamo che comunque in albergo non saremmo arrivati prima di quell’ora visto che ai banchi della compagnia in attesa del voucher c’era un migliaio di persone».
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