La Nuova Sardegna

Gavoi. Un killer con un movente e tanti errori

Nadia Cossu
Gavoi. Un killer con un movente e tanti errori

Scienza e intuito: così gli inquirenti hanno scoperto in appena 48 ore che ad aver uccico  Angela Podda era sta la figlia

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GAVOI. Un lavoro certosino, 48 ore passate insieme a studiare ogni dettaglio, anche quello all’apparenza più insignificante. Gomito a gomito polizia e Procura hanno seguito i sopralluoghi nella casa di via Salvatore Canio, a Gavoi, dove domenica è stata uccisa Angela Podda.

Hanno ascoltato parenti e conoscenti della vittima di 80 anni, ammazzata con sei colpi di bottiglia in testa, interpretandone parole, emozioni, gesti. Gli specialisti della scientifica di Nuoro e Cagliari, poi, hanno fatto il resto: con le luci forensi hanno ricostruito il drammatico percorso segnato dal sangue. Intuito e scienza. Così è stato risolto il caso.

In due giorni, la squadra mobile di Nuoro, coordinata dal dirigente Fabrizio Mustaro, ha dato un nome e un volto al responsabile dell’omicidio di Angela Podda. Uccisa domenica pomeriggio dalla figlia Marirosa Contu (che abitava nella stessa casa, al piano di sopra) per dissapori legati alla spartizione dell’eredità. Terreni e case dei quali quattro giorni fa, per l’ennesima volta, la donna di 55 anni aveva chiesto conto alla mamma. La lite era degenerata fino al gesto estremo.

Ma come gli investigatori sono arrivati, a tempo di record, a chiudere il cerchio? La prima anomalia viene riscontrata la sera del delitto, domenica, durante il sopralluogo notturno effettuato dai poliziotti della scientifica di Nuoro. Notano, in sostanza, che quella casa è troppo pulita. Ci sono solo due impercettibili schizzi di sangue sulla parete vicino alle scale, dove l’anziana è stata ammazzata. Il resto è lindo. Il primo sospetto: a pulire potrebbe esser stata una donna, vista l’accuratezza con cui tutto è stato rimesso a posto. Le luci forensi, dopo qualche ora, illuminano la scena: il sangue è ovunque, la scala è piena di tracce ematiche. A quel punto bisogna capire chi ha pulito, cosa ha usato per farlo, e dove ha nascosto stracci e secchi. Succederà la seconda notte. Perché nel frattempo, nel commissariato di Gavoi, il vicequestore aggiunto Mustaro e il commissario Antonio Migliorisi sentono i familiari e i conoscenti della vittima. E qui arriva il secondo sospetto. Agli investigatori Giovanna Cualbu, nuora dell’anziana, racconta di esser arrivata nella casa di via Canio alle 17.30 e di aver trovato la porta aperta. Ma aggiunge anche che dopo un furto subito l’anno scorso Angela Podda stava attentissima e chiudeva sempre tutto. Qualcuno, allora, era entrato perché aveva le chiavi. E chi erano gli unici a possederne una copia? I tre figli: Antonio, Silvana e Marirosa. La mattina successiva, il lunedì quindi, l’autopsia fornisce un altro elemento decisivo per le indagini: la vittima è stata uccisa con un una bottiglia (nel corpo dell’anziana sono stati trovati numerosi frammenti di vetro) ma non è stata colpita con forza. Ed ecco il terzo sospetto: solitamente gli uomini sono più robusti e potenti, a commettere l’omicidio potrebbe esser stata una donna.

Il movente? La polizia capisce che tutto ruota intorno all’ambito familiare perché “voci di paese” raccontano di liti frequenti per questioni di eredità. Ed è allora che la scientifica decide di salire al piano di sopra, a casa della figlia della vittima. Prima fa una tappa in garage dove c’è un secchio con tracce di sangue e uno spazzolone con attaccati dei capelli. Nell’appartamento, invece, lo straccio vileda ancora macchiato e alcuni indumenti sui quali le luci forensi evidenziano tracce organiche. Indizi a sufficienza per ritenere il caso bello che chiuso.

Marirosa Contu, che domenica aveva avuto un malore, viene dimessa dall’ospedale San Francesco martedì mattina e portata direttamente in questura. Qui viene interrogata e, assistita dall’avvocato Basilio Brodu, rende una confessione spontanea nella quale racconta tutto quello che è successo quella terribile domenica e dà sfogo al dramma interiore vissuto fino a quel momento.

Intanto si attende l’udienza di convalida del fermo che, con ogni probabilità, si terrà oggi.
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