La Nuova Sardegna

I delitti

A Gavoi sedici anni fa l’omicidio di Angela Podda, uccisa dalla figlia per l’eredità – La svolta in 48 ore e la confessione

di Serena Lullia
A Gavoi sedici anni fa l’omicidio di Angela Podda, uccisa dalla figlia per l’eredità – La svolta in 48 ore e la confessione

Inizialmente era sembrato un incidente domestico: la scena era stata ripulita con attenzione

3 MINUTI DI LETTURA





Gavoi Uccisa con sei colpi di bottiglia alla testa, ravvicinati, senza alcuna pietà. Nel mese di marzo di 16 anni fa la tranquilla comunità di Gavoi si risveglia con l’orrore della morte di Angela Podda, 80 anni. Il corpo senza vita viene scoperto nella sua abitazione di via Salvatore Canio dalla cognata. Inizialmente sembra un incidente domestico, una caduta dalle scale. In meno di 48 ore la verità che lascia sotto choc. A colpire l’anziana è stata la figlia, Marirosa Contu, di 55 anni, dopo un litigio per l’eredità del padre, morto un mese prima. La donna dopo l’omicidio ripulisce con accuratezza la cucina dal sangue, ha un malore subito dopo l’arrivo degli inquirenti. Il caso viene chiuso in 48 ore con una confessione. 

L’ipotesi dell’incidente domestico

È il pomeriggio di domenica 21 marzo 2010 quando la cognata va a trovare Angela Podda. La porta è aperta, cosa molto strana. Dopo aver subito un furto l’anziana è molto attenta e chiude sempre l’ingresso a chiave. L’80enne è riversa a terra, vicino alle scale, con delle vistose ferite alla testa. Si pensa a un incidente domestico ma per gli inquirenti c’è qualcosa che non quadra. Dall’autopsia arrivano le prime conferme. 

Dall’autopsia gli indizi di un omicidio

L’autopsia affonda l’ipotesi dell’incidente domestico. Le ferite alla testa sono troppe, troppo violente, incompatibili con una caduta. I colpi sono ripetuti, concentrati ma non sono forti. L’arma del delitto è una bottiglia di birra in vetro. Non c’è accidentalità, c’è intenzione. Gli investigatori tornano nella casa con uno sguardo diverso.

La scena che non convince

Le tracce di sangue sono state ripulite con attenzione, ma non completamente. Ci sono due impercettibili schizzi di sangue sulla parete vicino alle scale, dove l’anziana è stata uccisa. Il resto è tutto pulito. Un’accuratezza che fa pensare a una donna. Le luci forensi illuminano la scena: il sangue è ovunque, la scala è piena di tracce ematiche. L’elemento della porta aperta fa scattare le verifiche su chi ha le chiavi di casa di Angela Podda. I tre figli. I sospetti si concentrano su Marirosa che abita al piano superiore. 

Gli errori che diventano orrore

Il tentativo di costruire una scena alternativa diventa l’errore più evidente. Il corpo spostato, la simulazione della caduta, le pulizie. La versione iniziale si sgretola sotto il peso delle verifiche. Gli investigatori non cercano più un estraneo. Guardano dentro la famiglia.

La confessione

I sospetti si concentrano sulla figlia, Marirosa Contu. La sua ricostruzione presenta troppe crepe e dopo ore di interrogatorio arriva il crollo. Confessa. Racconta di una lite, di tensioni legate all’eredità di alcuni terreni del padre morto un mese prima.

La condanna

Il primo giugno 2011 arriva la condanna: 16 anni di reclusione per omicidio volontario, con rito abbreviato. Prima della sentenza, la donna risarcisce i fratelli cedendo parte dei suoi beni. 

Primo Piano
L’inchiesta

Bufera in Gallura: indagate 20 persone per peculato, tra loro anche un ex sindaco – Che cosa sappiamo

di Luca Urgu
Le nostre iniziative