"L'Africa in casa", a Loculi il reportage del '59 di Bavagnoli

Una foto del reportage di Bavagnoli

La Sardegna poverissima della Baronia, che nel 1959 il fotoreporter Carlo Bavagnoli fotografò ed esplorò con il giornalista Livio Zanetti per 'L'espresso', in mostra a Loculi dall'8 agosto al 26 settembre

LOCULI. Lo scatto di un grande fotoreporter è inconfondibile: non ha bisogno di didascalie, né di un pezzo a commento per raccontare la storia che descrive. Ha tutto dentro, ha l’anima della notizia senza orpelli, è la testimonianza del momento con la profondità della memoria. E Carlo Bavagnoli, piacentino classe 1932, è senza dubbio uno dei nomi più importanti del fotogiornalismo italiano. Da qualche giorno 60 sue foto scattate in Sardegna nel 1959 sono esposte in una mostra allestita a Loculi in un complesso di antichi locali edificati tra la fine del Settecento ed i primi decenni del XIX secolo diventati ora, dopo un attento recupero funzionale, «Sa domo de sas artes e de sos mestieris». Un centro polifunzionale dislocato in vari ambienti adibiti a laboratori culturali e artigiani. E qui la raccolta di foto di Carlo Bavagnoli, curata dalla Ilisso Mostre e acquistata dal Comune, trova perfetta e definitiva collocazione. Quegli scatti infatti sono un frammento importante della memoria storica di Loculi e non solo.

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Sono sessanta foto in bianconero di grande formato relative al reportage che Bavagnoli realizzò in bassa Baronia (Loculi, Irgoli, Onifai) con una puntata anche a Bosa nel 1959 per documentare la povertà nelle zone più depresse del Meridione d’Italia. L’indagine sulla miseria gli era stata commissionata da L’Epresso e fu la prima affrontata dal giornale nel solco di una commissione parlamentare d’inchiesta istituita appunto sul tema della povertà estrema nel Meridione d’Italia. Bavagnoli era già stato in Sardegna l’anno prima, ad Orani, per immortalare Costantino Nivola intento alla decorazione della facciata della chiesa di Nostra Signora d’Itria e la mostra di scultura lungo le vie del paese. Altre foto che hanno fatto storia, come del resto quelle scattate per conto del prestigioso magazine newyorchese Life rivista per la quale ha lavorato per anni seguendo tra l’altro nel 1962 l’apertura del Concilio Vaticano II e l’anno seguente la morte di Giovanni XXIII e l’elezione di Paolo VI.

In Baronia invece Carlo Bavagnoli arrivò con Livio Zanetti, allora redattore de L’Espresso di cui poi divenne direttore. Al giornalista il compito di ascoltare la gente e raccontare con sue parole il loro vissuto e i loro problemi. Al fotoreporter quello di immortalarne la cruda realtà, tra drammi e miserie, tra povertà e fame. Ma gli scatti di Bavagnoli andarono oltre, colsero la grande dignità di un popolo, la ricchezza intrinseca di famiglie umilissime che riuscivano e vivere con fierezza pur pranzando e cenando con un solo pezzo di pane carastu e unu canzu’e casu. Fotografò la poesia e la bellezza delle donne che non conoscevano ancora l’acqua corrente in casa, esaltò le passioni dei primi sindacalisti che lottavano per il riscatto dei pascoli.

«Sardegna 59. L’Africa in casa» - la mostra ha lo stesso titolo che L’Espresso diede a quel reportage - racconta tutto questo. Rimarrà aperta al pubblico sino al 26 settembre dal martedì al sabato dalle 9 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.30 e la domenica dalle 10 alle 13.
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