La Nuova Sardegna

Senza più lavoro 118 giornalisti, solidarietà dal sindacato, segnalazioni alla Procura

Cagliari, ufficializzato il fallimento di Epolis

Il presidente di Assostampa Francesco Birocchi (col megafono) durante lo sgombero della redazione cagliaritana di E-Polis
Il presidente di Assostampa Francesco Birocchi (col megafono) durante lo sgombero della redazione cagliaritana di E-Polis

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 CAGLIARI. Il gruppo editoriale Epolis è fallito in un mare di debiti, lasciando a terra 118 giornalisti. Il giudice Maria Teresa Spanu ha depositato la sentenza che obbliga l'azienda a consegnare entro tre giorni alla cancelleria del tribunale bilanci e scritture contabili. Gli altri creditori hanno un mese per entrare nella procedura fallimentare partita dall'istanza presentata dalla sorella dell'ex editore Nichi Grauso, mentre il 30 maggio il giudice esaminerà lo stato passivo.  Nel frattempo tre curatori - Giancarlo Dessì, Efisio Mereu e Sergio Vacca - analizzeranno i conti del gruppo per elaborare la prima relazione destinata al tribunale. A giorni la sentenza sarà trasmessa, come prevede la legge, alla Procura della Repubblica. Il procuratore capo Mauro Mura non ha voluto commentare, ma l'impressione diffusa negli ambienti giudiziari è che un fascicolo su ipotesi di bancarotta fraudolenta e altri reati connessi venga aperto già nelle prossime ore. Accertato il dissesto dell'azienda, riconosciuto dallo stesso editore, gravi anomalie sono emerse nel corso delle udienze dal giudice fallimentare: l'ultimo bilancio depositato da Epolis sarebbe quello del 2008, non sono state versate le quote di "tfr" dei dipendenti e neppure le rate dei mutui privati accesi dai giornalisti con l'ente previdenziale (Inpgi).  Mancano all'appello contributi per quasi 4 milioni e circa 800mila euro di cassa malattia. In questo complesso di inadempienze si configurerebbe la bancarotta, che potrebbe comprendere - ma si saprà solo ad accertamenti conclusi - anche i primi anni della gestione.  Una cosa è certa: quando il fondatore Nichi Grauso ha ceduto le testate ad Alberto Rigotti - l'ha ricordato in una nota alle agenzie il presidente dell'Assostampa Francesco Birocchi - l'azienda era già carica di debiti. Stando alle fonti sindacali non meno di 50 milioni, poi cresciuti fino a 108 insieme a una redazione costruita in gran parte con giovani reclutati a casaccio in giro per l'Italia. Eppure lo stato finanziario disastroso e il palese insuccesso editoriale delle testate sarde non hanno impedito alla Sfirs di erogare a Epolis (luglio 2007) un contributo di 3 milioni, spariti nella voragine dei debiti.  «Esigeremo con forza che i responsabili paghino un dissesto che sconvolge vite, professionalità e famiglie», ha detto il segretario nazionale della Fnsi Franco Siddi, appresa la notizia al congresso in corso a Bergamo.  «La vicenda di Epolis - ha detto Birocchi - fa riflettere sulla nascita di imprese editoriali prive di qualunque garanzia sul pagamento di stipendi e contributi. Il sindacato farà la sua parte per evitare che ciò possa ripetersi». Solidarietà ai redattori di Epolis è stata espressa dall'Ordine dei giornalisti, dall'Unione cronisti sardi e dal comitato di redazione della Nuova Sardegna (m.l)

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