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«È venuto in chiesa, era offuscato»

Padre Giacomino Canu nella sua chiesa
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Padre Giacomino Canu nella sua chiesa

Baja Sardinia, il ricordo di padre Giacomino

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 BAJA SARDINIA. Padre Giacomino Canu, da Sassari, è il costruttore e rettore della chiesa di Sant'Antonio Abate (santo che gli salvò la vita, nel 1973, durante una missione in Marocco) di Baja Sardinia. Una chiesa in granito sempre aperta, con la cassetta delle elemosine senza chiave «chi vuole può prendere ciò che gli serve, per vivere» e un salone parrocchiale stracolmo di generi alimentari da distribuire ai suoi poveri, quelli che abitano tra le grotte e gli stazzi abbandonati della ricchissima Gallura costiera. Un prete pittore - vendendo tutte le sue opere ha realizzato il centro di culto - scrittore e da sempre vicino agli ultimi, agli emarginati, ai detenuti. «Ho conosciuto il fratello Marcello Carta una decina di giorni fa - ha raccontato ieri Padre Giacomino - quando mi è stato presentato da un mio fedele. Marcello mi è apparso confuso, con un grande progetto nella testa, quello di realizzare un centro sportivo per accogliere i tantissimi giovani di Arzachena. Gli ho donato, come a tutti i fratelli che mi vengono a trovare, rosario e Vangelo, e lui mi ha chiesto di benedire anche la casa dove abita, e i suoi amici, Piero Mossa e l'anziana madre, di 92 anni, costretta a letto. Cosa che ho fatto volentieri, anche perchè lo stazzo di Piero Mossa e della madre, ai quali ho portato il rosario e il Vangelo, dista poche centinaia di metri dal supermercato "Ld", dove vado quotidianamente a fare spesa, a prezzi contenuti, per i miei tanti assistiti. Ho detto a quel fratello di ritrovare la pace interiore, di badare a se stesso e di curare il suo fisico, che mi è apparso malridotto, e di avere tanta fede. Ho visto una persona buona, esasperata da fantasmi mentali più grandi di lui». Padre Giacomino, che viaggia da sempre in sella ad un vespino, vive come un eremita. Non ha telefoni, guarda raramente la televisione e da anni non legge i giornali, nonostante abbia collaborato con la "Nuova", nella vecchia terza pagina, quella della cultura, per un decennio. «Non sapevo nulla di quanto è accaduto, non potevo immaginare che quel fratello, Marcello, avesse la mente così offuscata. Per grazia del Signore non ci sono stati feriti, e spero che questo sia tenuto in considerazione dai giudici, quando sarà sottoposto al loro giudizio». Padre Giacomino è un faro per i tantissimi diseredati della ricchissima Gallura costiera. Ogni giorno percorre decine di chilometri per andare a trovare nuclei familiari disagiati, ai quali porta alimenti e frutta fresca, latte, pane. Una sorta di banco alimentare che gestisce in proprio, senza chiedere l'aiuto di nessuno, e per questo altruismo è rispettato e stimato in tutto il Nord Sardegna. «Sono stato il primo a scrivere la storia dei rom che venivano scacciati da ogni angolo d'Europa - racconta - tendendo loro la mano, aiutandoli a superare diffidenze e pregiudizi. Ora mi sta a cuore la sorte di un disoccupato nuorese che si è rintanato dentro una grotta, al quale porto viveri, acqua e candele, per illuminargli le lunghe notti invernali». Un prete che conosce la faccia nascosta di questo angolo di Sardegna che non è solo dei Vip, che porta cioccolatini agli anziani, insieme a un rosario e un Vangelo, quello di Matteo. (g.p.c.)

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