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La Sardegna scende in piazza: oggi lo sciopero generale – Dove e a che ora

La Sardegna scende in piazza: oggi lo sciopero generale – Dove e a che ora

Nell’isola Cortei a Sassari, Cagliari e Nuoro Usb: «Carovita e salari bassi». Ordinanza di Salvini: l’Arst non si ferma

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Sassari Chi questa mattina 30 ottobre scenderà in piazza nell’isola si sente «parte di una mobilitazione internazionale». Dicono così gli esponenti dell’Unione sindacale di base che promuove lo sciopero generale e i cortei previsti a Cagliari, Sassari e Nuoro. Questa volta viene male parlare di categorie. «Lo sciopero parte dai porti, ma è di tutte e tutti: di chi lavora, di chi studia, di chi si prende cura del territorio» nel pubblico e nel privato. È un’iniziativa popolare mossa dall’insofferenza. Carovita e salari in testa. Poi le scelte sulla scuola e anche il tema internazionale del sostegno alla Palestina. E le manifestazioni sarde si inseriscono nella rete di piazze che in tutta Italia oggi si riempiranno di manifestanti. «Abbassate i prezzi, gli affitti, i mutui, le tariffe, le armi. Alzate i salari, alzate le pensioni», si legge nella nota sindacale dell’Usb. Questa mattina a Sassari l’appuntamento è nella piazza della chiesa di San Vincenzo in via Turati alle 9.30. Mezz’ora prima a Nuoro il corteo si formerà in via Dante di fronte al Municipio. A Cagliari alle 9.30 da Piazza Garibaldi i manifestanti partiranno verso piazza Costituzione, via Manno, piazza Yenne, largo Carlo Felice e via Roma fino ad arrivare al porto.

Eterogeneo l’appello di chi ha aderito, fa sapere Usb. Ci saranno membri del Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, studenti delle scuole, Potere al Popolo, A Foras, Sardigna global sumud, il Comitato per i diritti di Educatori e pedagogisti e altre realtà. Saranno da capire i disagi che colpiranno i trasporti, dato che la protesta è stata precettata dal ministero dei trasporti. I pullman del servizio pubblico non si fermeranno. L’Arst riporta l’ordinanza del Mit dove si parla di «sciopero» che «non può essere legittimamente effettuato» e per questo motivo «i dipendenti interessati sono tenuti a effettuare tutte le prestazioni lavorative previste dai propri turni di servizio». Tra le ragioni della giornata di protesta, il carovita e i salari. «Benzina e gasolio sono oltre i 2 euro al litro, la spesa è rincarata dal 30 al 50 per cento – scrive Usb –, il governo Meloni risponde con provvedimenti inconsistenti». Proteste per la spesa militare: «Miliardi per il riarmo, briciole per i salari, scuola, sanità e casa». Poi proprio l’istruzione e l’università, «aule sovraffollate, tetti agli alunni stranieri, università legate all’industria bellica». E ancora, «continua la complicità con il genocidio in Palestina». L’appello: «Nessuno si salva da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro. Hanno paura che le persone si mettano assieme al di là delle differenze e che i giovani scendano nelle piazze». Da Roma a Milano, da Firenze a Torino, l’Unione sindacale di base scende in piazza e alla protesta partecipano, tra gli altri, diversi movimenti, collettivi studenteschi e pro Pal. E dopo gli scontri di sabato scorso è alta l’allerta per evitare disordini. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha poi presieduto una riunione in videoconferenza con i prefetti, i questori e i vertici delle forze di polizia di tutti i capoluoghi di regione. (p.ard.)

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