La Nuova Sardegna

Eternamente giovani Addio a Sergio Bonelli padre di Dylan Dog

A sinistra un’immagine di Sergio Bonelli accanto a Tex Willer Sopra la copertina del primo numero di Dylan Dog
A sinistra un’immagine di Sergio Bonelli accanto a Tex Willer Sopra la copertina del primo numero di Dylan Dog

Si è spento a 79 anni l'editore di celebri albi, molti dei quali sono stati curati da sceneggiatori sardi

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È morto ieri mattina a Monza Sergio Bonelli, editore di celebri albi di fumetti, da Tex a Dylan Dog, da Mister No a Zagor. Bonelli era nato il 2 dicembre del 1932 a Milano, ed era figlio di Gian Luigi Bonelli, che aveva creato Tex. Sotto la sua guida è nato il personaggio di Dylan Dog, divenuto nel tempo il personaggio di maggior successo della casa editrice Bonelli, superando anche lo stesso Tex. di Gianni Olla Sergio Bonelli: eternamente giovane, come il personaggio di Tex, che diede la fama, prima al padre, Gian Luigi Bonelli, il Salgari del Novecento, e poi a lui stesso, morto all'età di settantanove anni. Portati benissimo: all'apparenza, le foto lo ritraggono sorridente e soddisfatto, le interviste, che si sono intensificate negli ultimi vent'anni, dopo lo sdoganamento del fumetto dal limbo o dal purgatorio della cultura di massa, sprizzavano allegria per le buone sorti dell'azienda a lui intitolata, e per la soddisfazione di una vita dedicata ad un bel lavoro, capace di divertire un pubblico di giovanissimi e di adulti.  Prima di ereditare e gestire, per oltre quarant'anni, la casa editrice "inventata" soprattutto dalla madre Tea (l'Audace) e poi portata al successo da Gian Luigi e da Aurelio Galeppini, quasi per caso, con l'invenzione nel 1948, di Tex Willer, aveva fatto una buona gavetta con i suoi maestri. Pochi - e tra questi non c'era chi scrive - sapevano che gli albi di Tex firmati da Guido Nolitta erano in realtà suoi. Ma questo avveniva nel 1975: il padre Gian Luigi invecchiava e aveva bisogno di un sostituito affidabile, ma non necessariamente d'accordo con lui, nel gran lavoro di sceneggiatura per il fumetto più importante della casa editrice.  Prima di allora, Nolitta/Bonelli fu piuttosto inventore e costruttore di personaggi - e ovviamente di storie - che contornavano il sole di Tex Willer con gli indispensabili pianeti. La sua prima creazione fu «Un ragazzo nel Far West» (1958) a cui fece seguito la sua creazione più fortunata e famosa, «Zagor», sorta di incrocio tra il western e il mito di Tarzan. Nel 1975, la terza impresa, «Mister No», anche questo un incrocio tra il West (il personaggio è un militare degli Stati Uniti che vive in Amazzonia) e l'avventura salgariana. E ancora, nel 1986, nasce Dylan Dog - detective del mistero, costruito con molto disincanto e tanta ironia - e infine, nel 1991, i tre sceneggiatori sardi Serra, Medda e Vigna, offriranno a Bonelli l'ultimo provvisorio tassello di una mappa del fumetto che incluse finalmente la fantascienza, genere principe dei primi albi americani, nell'epoca in cui il fumetto divenne un settore editoriale vero e proprio.  Da questa sintetica biografia, si capisce che il fiuto di Bonelli senior consisteva soprattutto nel conciliare il provincialismo avventuroso e banalmente cosmopolita (Salgari, appunto, era il modello) degli italiani, con iniezioni massicce di mitologia americana, specificamente western e derivata integralmente dal cinematografo. Sergio corresse progressivamente questa tendenza - e senza mai oscurare la fama di Tex, ovvero del duo Bonelli/Galleppini - puntando sulle giovani generazioni. E non a caso, le sue novità cominciarono ad essere divulgate a partire dai primi anni Sessanta, per poi integrarsi, anche graficamente, con le nuove tendenze del fumetto. La rivoluzione toccò anche Tex: come non ricordare lo stupore per certi albi in cui predominava il fantastico quando non la fantascienza, e come spiegare l'evoluzione di Mefisto e del figlio Yama, senza appunto mettere in gioco anche Sergio Bonelli.  Ed anche nel settore del western "puro e duro" Nolitta/Bonelli ha confessato spesso di aver lottato con il padre per modernizzare storie e personaggi, più consoni al successo dell'antiwestern americano (in particolare Peckinpah) e a quello italiano di Leone. Con queste premesse, la Sergio Bonelli Editore è diventata un vero colosso editoriale, mai toccata da crisi e da incertezze, tanto da essere oggi una vera fucina di talenti ed un porto di creatività che accoglie non solo i migliori sceneggiatori del mondo, ma anche e soprattutto i disegnatori più celebri e innovativi.  Forse, per chi ha amato - come appunto chi scrive - la classicità del primo Tex e i fumetti coevi e concorrenti («Il grande Blek» o «Capitan Miki», del resto rifatti proprio da Sergio Bonelli con Zagor e «Il ragazzo nel far west») restano modelli indiscutibili di un immaginario popolare che magari le giovani generazioni non possono accettare, proiettate come sono verso un mondo tecnologico e iperrealista. Ma se si vuole davvero omaggiare Sergio Bonelli, al di là delle sue qualità di sceneggiatore - del resto notevolissime - occorre sottolineare che è stato un grande rifondatore di quella cultura popolare fatta di miti, di immagini, di viaggi surreali e fantastici, di avventure, che si pensava ormai sommersa dal "qui e ora" televisivo, ovvero dalla replica ossessiva di un reale che non è neanche più tale.  Parafrasando Borges si potrebbe scrivere che fortunatamente, la mitologia esiste ancora, e questo anche per merito di Sergio Bonelli.

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