Fiumi di droga verso l’isola: «Il fenomeno è grave» – Si intensificano i controlli in porti e aeroporti
Il procuratore Sabelli: «La cocaina arriva dal mare ed è sempre più diffusa»
Sassari Sole, mare e fiumi di cocaina. È anche questo l’altro lato della medaglia dell’estate in Sardegna. Mentre nei mesi più caldi dell’anno decine di migliaia di turisti raggiungono l’isola per le vacanze, nei principali punti di approdo si intensificano i controlli delle forze dell’ordine e della Procura. L’obiettivo è sempre quello: contrastare il traffico di stupefacenti, un fenomeno che il procuratore di Cagliari, capo della Direzione distrettuale antimafia Rodolfo Sabelli, definisce “grave nell’isola”. Un'attività che segue proporzionalmente l'aumento dei flussi turistici e che si traduce in una vigilanza ancora più serrata nei porti e negli aeroporti sardi, senza mai abbassare la guardia durante il resto dell'anno.
Il procuratore
«Distinguiamo le varie tipologie di droga, se parliamo di cocaina basta fare riferimento alla quantità di cocaina sequestrata e ci si accorge che è elevata, anche in relazione alla popolazione totale della Sardegna, e la maggior parte arriva dal mare», spiega il procuratore Sabelli. Alla coca si affianca un'altra sostanza che continua a rappresentare una presenza fondamentale per l’economia criminale nell'isola. «La cannabis ha in grandissima parte una provenienza interna perché la Sardegna ne produce molta, grazie alle caratteristiche del clima e del territorio». Un fenomeno ben conosciuto dagli investigatori, che da anni contrastano coltivazioni clandestine distribuite soprattutto nelle aree interne della Barbagia, dell’Ogliastra e dell’Oristanese.
Ci sono poi i canali di approvvigionamento meno consistenti ma comunque monitorati. Negli ultimi due giorni, per esempio, due sequestri di diversi chili di droga fatti arrivare nell’isola attraverso pacchi postali nei locker. «In questi casi, se consideriamo i quantitativi, sono fenomeni inferiori, ma che comunque seguiamo e monitoriamo costantemente. Così come i sequestri di shaboo e di altre droghe sintetiche, soprattutto nel giro dei locali notturni. Ma si tratta di eventi meno impattanti a livello di quantità sequestrate». Poi precisa: «Bisogna distinguere i grandi quantitativi dai piccoli. Nel primo caso, c’è quasi sempre dietro la criminalità organizzata». Affermazione che trova conferma anche nell'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, che individua proprio nel narcotraffico uno dei principali interessi delle organizzazioni criminali operanti in Sardegna, autoctone e no. Oppure nelle grandi operazioni antidroga svolte negli ultimi anni in Sardegna: dalla Platinum Dia della Dia di Torino, alle operazioni Termine e Polo Ovest coordinate Dda di Cagliari. In tutti questi casi, il denominatore comune riguarda la presenza personaggi legati alle mafie tradizionali (Calabria, Campania e Albania), che svolgono il ruolo di intermediari per la gestione dell’afflusso della droga nell’isola.
Criminalità organizzata
Un interessamento dei sodalizi criminali storici all’isola, che si traduce anche nell’investimento immobiliare, specialmente nelle zone turistiche e costiere come Alghero e la Costa Smeralda. Un fenomeno, quello delle infiltrazioni, legato a doppio filo con il narcotraffico e tenuto sotto controllo da tempo dalle varie Procure. Ma l'allarme non riguarda soltanto la circolazione delle sostanze in sé. «Se si parla di droga è pericoloso anche tutto quello che si accompagna: fatti di sangue, violenza, sequestri di persona, omicidi», spiega Sabelli. «La mia valutazione è quella di un fenomeno grave nell’isola. Insieme ai colleghi della Direzione distrettuale siamo molto impegnati e collaboriamo in stretta in sinergia con le Procure circondariali. Lavorando a Cagliari mi sono reso conto che è un fenomeno serio, sia per la gravità del traffico di droga, sia per tutto ciò che ruota intorno al narcotraffico».
Sul fentanyl, la sostanza che in altri Paesi ha provocato una vera emergenza sanitaria, e salita agli onori delle cronache dopo il furto di fialette in un ospedale romano, il procuratore invita a mantenere alta l'attenzione pur in assenza, finora, di casi accertati. «Sequestri di fentanyl non ce ne sono stati. Il fatto che non ci siano stati non significa però, che non possano esserci. Non posso escludere il pericolo». Infine, uno sguardo all'estate e ai controlli predisposti nei punti di accesso all'isola. «Gli ingressi monitorati sono quelli dei grandi porti e degli aeroporti, che sono presidiati dalle forze di polizia e dall’Agenzia delle dogane. Il monitoraggio riguarda anche le coste. Certamente quando c'è un maggiore afflusso di persone aumenta anche il lavoro, ma il monitoraggio è costante. Noi ce la mettiamo tutta»
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