Cagliari, dieci anni fa il disastro del ripascimento del Poetto
Roberto Paracchini
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CAGLIARI. Sono passati dieci anni dal disastroso ripascimento del Poetto, la spiaggia di Cagliari a cui erano stati sottratti due milioni di metri cubi di sabbia, soprattutto per la ricostruzione del capoluogo dell'isola nel dopo guerra e lo sviluppo di Quartu. L'erosione del Poetto è figlia di questa storia che si è protratta sino al 1970. Poi arrivò la rimozione dei casotti, che nel 1986 cancellò una fetta di storia cagliaritana. Infine venne ipotizzato il ripascimento della sabbia: per frenare l'erosione. Ma la fretta e le ambizioni politiche dei vertici della Provincia di allora, guidata da Sandro Balletto, portarono a un risultato disastroso. Il ricordo. «Io venivo al Poetto sin da bambina. Ora ho quasi ottant'anni». La signora Flavio Cocco Ortu si trova alla prima fermata del Poetto, a un centinaio di metri dall'inizio della vecchia strada del lungomare, quasi a ridosso di Marina Piccola. Ed è furiosa: la sua spiaggia bianco-africana è relegata ai margini, sospinta ai lati da una «cosa» molto scura che si allarga per una quarantina di metri verso il mare. Pochi giorni prima - l'otto marzo di dieci anni fa - 370mila metri cubi di sabbia grossolana e color topo erano stati «sparati» sulla battigia per ripascere la spiaggia. Ma la sabbia non fu più quella soffice, bianca e delicata. I primi a dare l'allarme furono i militanti di Legambiente. Poi scoppiò la rivolta. L'indignazione. Tutto finì nelle aule del palazzo di giustizia con anche l'accusa di danneggiamento. Si arrivò alla prescrizione dei reati, mentre è ancora pendente l'ultimo grado del procedimento avviato dalla Corte dei conti nei confronti di coloro che a vario titolo avevano partecipato al ripascimento (nel 2009 erano stati condannati al risarcimento di quattro milioni di euro). Gli errori. Inizialmente si era parlato di ripascimento con l'utilizzo di materiali di cava, ma nel 1999 venne inserita la possibilità che l'operazione fosse fatto con sabbia ricavata dal fondo marino. Poi da due anni (questo il tempo previsto inizialmente per l'intervento) si passò a poche settimane e si parlò di azione «da protezione civile». Ieri in occasione del decennale è stato presentato il libro «Gli 80 passi» (Edizioni Della Torre) di Maria Francesca Chiappe e Lello Caravano (giornalisti dell'Unione Sarda, dove si è svolto il dibattito) in cui si ripercorrono i nodi della vicenda. Un fatto traumatico, come ricordato dal coordinatore Giancarlo Ghirra: l'impressione dei cagliaritani di allora fu quella di sentirsi «straniero in patria», ha rammentato il sindaco Massimo Zedda (al tempo consigliere comunale). Tuttavia fu anche un evento che fece traboccare l'indignazione e produsse in città «un'opinione pubblica critica», ha sottolineato lo scrittore Giorgio Todde.