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Marina Berlusconi recinta Costa Turchese

La primogenita dell'ex premier, ottenute le autorizzazioni dal Comune, ha chiuso con chilometri di reti e cancelli la sua proprietà di 350 ettari. Un lavoro che ha catturato l'attenzione di chi frequenta da sempre la zona di Capo Ceraso, oasi naturale a pochi chilometri da Olbia


13 marzo 2012 Alessandro Pirina


OLBIA. Marina Berlusconi chiude con reti e cancelli il suo paradiso di Costa Turchese. Chilometri e chilometri di recinzione che arrivano fino alla spiaggia. Un lavoro che ha catturato l'attenzione di chi frequenta da sempre la zona di Capo Ceraso, una terra selvaggia, incontaminata, oasi naturale a pochi chilometri da Olbia. Immediati i controlli del Comune. Ma con esito positivo per la primogenita dell'ex premier.

«È tutto regolare - spiega l'assessore all'Urbanistica, Carlo Careddu -. La società Edilizia Alta Italia aveva ottenuto dal Comune le autorizzazioni per recintare la sua proprietà. La domanda risale a novembre. Ma ovviamente dovranno essere lasciati liberi gli accessi al mare. A tal proposito ho saputo che sono stati piazzati alcuni cancelli, ma mi ha riferito la polizia locale che non hanno lucchetti e sono aperti. Quindi, le norme sono state rispettate e la gente potrà andare tranquillamente in spiaggia. Da parte nostra ci sarà, comunque, la massima vigilanza». Non è escluso che a spingere la società di Marina Berlusconi a chiudere i suoi 350 ettari con chilometri di reti verdi sia stata la politica di tolleranza zero contro il campeggio libero applicata l'estate 2011 dall'amministrazione Giovannelli. Da 30 anni Capo Ceraso è la zona preferita da chi ama la vacanza all'aria aperta. Turisti, ma anche olbiesi di tutte le età. Per diversi lustri le varie amministrazioni che si sono avvicendate alla guida del municipio avevano tollerato l'accampamento libero nella zona. Ma l'anno scorso, complice il rischio incendi e la mancanza di vie di fuga, la musica è cambiata e i frequentatori decennali di Capo Ceraso sono stati costretti a smobilitare dai blitz della polizia locale.

Per i campeggiatori è stato un vero e proprio choc. Molti di loro avevano trasformato la zona nella loro residenza estiva. Da giugno fino a settembre. E qualcuno molto più incivile di altri aveva dimenticato di trovarsi in un paradiso naturale e aveva, in pratica, arredato tutta la parte a ridosso dell'arenile. Tavoli, sedie, brandine, cucine da campo. Addirittura c'era chi si era fatto la sua palestra balneare immersa nel verde. Immediatamente sono scattati i sequestri dei vigili e lo sgombero del campeggio abusivo. In questi casi, però, la responsabilità viene attribuita anche al proprietario del terreno, perché sprovvisto di recinzione. E già in passato la Berlusconi e altri possidenti avevano pagato sanzioni salate per la presenza di rifiuti di ogni genere nei loro terreni.

Probabilmente questa volta la società Edilizia Alta Italia, approfittando proprio della tolleranza zero del Comune, ha preferito correre ai ripari e recintare la proprietà. La sua immensa proprietà. Gli oltre 350 ettari a sud di Olbia e davanti a Tavolara su cui sarebbe dovuta sorgere Costa Turchese, il grande insediamento turistico visto come la risposta berlusconiana alla Costa Smeralda dell'Aga Khan. Un megaprogetto di ville e villette che non ha mai visto la luce per i vincoli ambientali della Regione. E per questo motivo Capo Ceraso ha continuato negli anni a essere la patria di chi non ama ombrelloni, lettini e pedalò, ma sceglie la vacanza selvaggia. E se un anno fa lo sgombero del campeggio è stato per loro un vero e proprio choc, figurarsi cosa succederà l'estate prossima quando per accedere al loro eden marino dovranno passare da un cancello in ferro.

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