Caccia a Cubeddu nella “sua” Arzana
In fuga da 15 anni, polizia mobilitata: al setaccio case e ovili
ARZANA. In quindici anni e quattro mesi di latitanza — da quando, nel febbraio del ’97, aveva convinto il giudice di sorveglianza del tribunale di Nuoro a concedergli un permesso premio per uscire da Badu ’e Carros — lo avevano dato per morto, segnalato più volte come gaudente emigrato in Spagna, oppure ucciso senza pietà dal suo ex compagno di avventure e sequestri, Giovanni Farina, per non dividere, dicevano, il denaro del sequestro Soffiantini. «Cubeddu? Mai visto» ripetevano sino a qualche mese fa, come in una nenia, i pastori di Perda Liana, agli uomini della squadriglia della questura di Nuoro che lanciavano loro pesanti sguardi inquisitori.
La latitanza ad Arzana. Il re dei latitanti sardi, e tra i primi 9 super ricercati in tutta Italia, Attilio Cubeddu, invece, nella sua Ogliastra lo avevano visto eccome. E almeno fino ad avant’ieri sera – poche ore prima che il procuratore Domenico Fiordalisi scatenasse la maxi caccia con annesse perquisizioni della squadra mobile di Nuoro e Cagliari con il reparto prevenzione crimine in mezza Ogliastra – lo hanno accudito come un figlio, amato e rispettato. Gli hanno consegnato armi, chiesto consiglio, lo hanno coinvolto, dicono gli investigatori, anche nell’organizzazione di nuovi piani criminali.
L’emissario. Due mesi fa, tuttavia, in questa solidissima rete costituita da almeno 10 fiancheggiatori — che la Procura di Lanusei ha iscritto nel registro degli indagati per associazione a delinquere dedita al favoreggiamento di un latitante — qualcosa comincia a muoversi. E segna la vera svolta delle indagini, costringe il procuratore ad aprire un’inchiesta, lo convince della bontà di altre voci: quelle che segnalavano un Cubeddu in gran forma nonostante i suoi 65 anni, e ancora grande protagonista delle serate nelle aspre campagne ogliastrine.
Altroché Spagna, altroché morto ammazzato in un regolamento di conti tra malviventi. Ebbene, due mesi fa, agli uomini di Fiordalisi si avvicina con molta discrezione un abitante di Arzana. Non è un avvocato, come spesso succede nelle vicende che riguardano i latitanti, non è neanche un pastore, è semplicemente qualcuno che conosce molto bene i Cubeddu di Arzana, e vuole sondare il terreno. Vuole capire che aria tira in Procura, cos’hanno in mano gli inquirenti, e soprattutto vuole vedere se ci sono spiragli per un’eventuale costituzione del latitante. In cambio, ovviamente, di una sostanziosa contropartita. Chiunque fosse, evidentemente, aveva fatto male i suoi conti, o forse conosceva poco il procuratore di Lanusei e i suoi principi e metodi lavoro.
Nessuna trattativa. La trattativa, seppur solo abbozzata, lanciata come provocazione e in modo molto indiretto, viene stroncata sul nascere. Fiordalisi, del resto, non è tipo da stringere patti con latitanti. Nessuna trattativa è possibile, fa sapere all’emissario. E i contatti si interrompono.
Così, almeno, crede l’inviato “speciale” di Cubeddu. Perché il magistrato ogliastrino, invece, a quel punto non solo non si ferma ma convoca i suoi uomini, la squadra mobile di Nuoro, guidata da Fabrizio Mustaro, i commissariati di Lanusei e Tortolì, e pianifica il da farsi. L’operazione parte da pochi punti fermi: la proposta dell’emissario significa che Cubeddu è vivo, pensante, e protetto da un mucchio di persone. E per giunta, come fanno sapere altre voci, è armato e disposto a tutto. Il procuratore non perde tempo: apre un fascicolo d’indagine per associazione a delinquere finalizzata all’articolo 378 del codice penale: favoreggiamento. In questo caso, favoreggiamento di un latitante.
I 10 fiancheggiatori. Sono 10, i sospettati. Gli stessi ai quali, dalle 5 di ieri mattina, viene controllata la casa dietro un decreto di perquisizione firmato dal procuratore che ha firmato anche un provvedimento di fermo per armi e bombe a mano nei confronti di Attilio Cubeddu. Per tutta la mattina l’Ogliastra sembra il centro di un film d’azione: sul cielo di Arzana, Lanusei, Gairo e Cardedu, volteggiano diversi elicotteri della polizia, un centinaio di uomini bussano in decine di case, entrano negli ovili, battono metro per metro le campagne. Cubeddu, alla fine, non salta fuori e non saltano fuori neanche le armi, ma era prevedibile.
Le carte sequestrate. Ma i suoi presunti fiancheggiatori assaggiano da vicino la presenza rumorosa delle forze dell’ordine. La polizia sequestra inoltre decine di carte e documenti. Sono da ieri nelle mani del procuratore perché sembrano promettere qualche indicazione utile per ricostruire i movimenti del super-latitante.
Il cambio di strategia. Quello che va in onda ieri è un deciso cambio di strategia nella caccia a uno dei ricercati d’Italia giudicati più pericolosi. Dopo due mesi di ricerche silenziose e discrete, è arrivata l’ora dello scompiglio, delle battute e degli elicotteri. Alla fine della giornata, Fiordalisi non si sbilancia ma lo dice con convinzione: «Bisogna dare assoluta priorità all’individuazione di chi, in modo organizzato, ha favorito per più di 15 anni la latitanza ad Arzana di un esponente di spicco dell’Anonima sequestri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
