Segregata sull’Ortobene, 4 a processo

Per il sequestro di una francese rinviato a giudizio anche il fratello, noto esponente di Scientology

NUORO. La vicenda aveva mosso le agitate acque nelle quali nuota in Francia il movimento di Scientology, sollevando nel contempo, ancora una volta, la dolorosa problematica legata al trattamento dei malati psichiatrici, in Italia esplosa con il vuoto legislativo seguito alla legge Basaglia. Il ritrovamento di Martine Boublil, nel gennaio 2008, la donna di 51 anni di origine tunisina ma di nazionalità francese, ex adepta di Scientology, tenuta segregata, secondo l’accusa, in condizioni di assoluta precarietà igienica all’interno di una casa sul Monte Ortobene a Nuoro, approderà il 27 settembre davanti al tribunale del capoluogo.

In quella data infatti inizierà il processo per sequestro di persona nei confronti del fratello della donna, Claude Boublil, medico e noto per essere un esponente in vista di Scientology a Parigi, e nei confronti delle tre persone che il professionista affermava aver incaricato, affinché si prendessero cura della sorella: Marie Claude Decouduh, cittadina francese di 46 anni, Rachid Hassereldith Kabbara e Juline Quyrou, di 21 anni. I carcerieri, ritiene l’accusa: e il giudice delle udienze preliminari, Silvia Palmas, ha concordato con questa linea, rinviandoli tutti a giudizio. Ne avevano chiesto il proscioglimento i difensori, l’avvocato Antonio Busia per il dottor Boublil, gli avvocati Antonio Careddu e Pilerio Plastina (del foro di Milano) per gli altri tre.

All’udienza preliminare, nei giorni scorsi, Claude Boublil si è presentato a sorpresa, tanto che, per consentirgli di rendere dichiarazioni spontanee, si è in tutta fretta dovuto trovare un interprete.

Martine Boublil era stata trovata segregata in una villetta del Monte Ortobene. Denutrita, in una stanza piena di ogni genere di rifiuti. Secondo la ricostruzione della polizia, e confermata anche dal fratello, era arrivata a Nuoro verso la fine del mese di dicembre 2007. Il medico aveva sostenuto che la sorella, una donna con gravi patologie psichiatriche, era stata condotta a Nuoro per aver la possibilità di essere meglio sorvegliata. In altri termini, per difenderla dai suoi stessi comportamenti che la esponevano a problemi notevoli, come spesso accade per le persone che soffrono il disagio mentale.

I difensori degli imputati hanno a lungo argomentato il fatto che la condotta posta in essere dal dottor Boublil e dai presunti carcerieri non possa essere riconducibile al sequestro di persona. E hanno introdotto la problematica sull’abisso che circonda le patologie psichiatriche, sentenze della Cassazione alla mano, nelle quale si rileva che la custodia di una persona con difficoltà di quel tipo venga di fatto demandata dal legislatore alle famiglie. Spesso abbandonate ai loro strumenti culturali ed emotivi, di fronte a situazioni di gravità estrema. Gli avvocati Busia, Careddu e Plastina hanno cercato di spiegare che i comportamenti contestati agli imputati potrebbero al più essere riconducibili ad altre tipologie di reato, ma non al sequestro di persona. Il gup è stato di diverso avviso, tutti a processo. Per sequestro di persona. E bisognerà capire se Martine Boublil, attualmente in una casa di cura in Francia, sarà in grado di partecipare al dibattimento.

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