Francesco Del Casino, ritorno a Orgosolo

Dopo anni in cui aveva soltanto restaurato vecchi lavori, ha creato nuove opere partendo da un omaggio a De Seta - FOTO 

Tutto è cominciato con l'idea di rendere il giusto tributo a Vittorio De Seta, il regista di "Banditi a Orgosolo" scomparso nel novembre scorso. Calabrese di nascita ma orgolese a buon diritto, e non solo per la cittadinanza onoraria che gli è stata attribuita pochi anni prima della morte, De Seta è l'autore di un film che per il paese barbaricino è ancora una sorta di monumento nazionale, la storia narrata quasi in prima persona di una stagione di povertà e di violenza, quella della fine degli anni Cinquanta, che prima di allora i media non avevano mai saputo o voluto raccontare. Mancava, a Orgosolo, tra le centinaia di murales, uno che raffigurasse il grande regista, che nell’ultima visita aveva donato al comune la sceneggiatura originale del film e altre testimonianze del set. L’idea di fare un piccolo museo con questo e altro materiale del film si è persa nei meandri della burocrazia, o forse per colpa di una disfida politica in nome dell’alternanza tra destra e sinistra che a Orgosolo, di elezione in elezione, è rigidamente osservata.

Così ci ha pensato Francesco Del Casino, il padre del muralismo di Orgosolo, a ricordare De Seta con un’opera realizzata proprio nella facciata di quel museo mai nato. Ma Del Casino è uno che non si risparmia, e nel giro di qualche giorno ha affrescato quasi tutta la strada .

Gli altri murales sono nati un po’ per associazione di idee. Ecco infatti apparire sui muri di una via parallela a Corso Repubblica il volto intenso di Gian Maria Volonté, accompagnato da una poesia scritta dalla figlia Giovanna Gravina a poche ore dalla morte, il 6 dicembre 1994, durante le riprese in Grecia di un film diretto da Anghelopulos. Il legame con De Seta e “Banditi a Orgosolo” è presto detto: nel film, girato in presa diretta con dialoghi in sardo e doppiato in italiano secondo le consuetudini dell’epoca, a prestare la voce al protagonista Michele è proprio un giovanissimo Volonté, anche se non compare nei titoli di coda. L’altro omaggio a “Banditi a Orgosolo” riguarda il bambino, il fratello minore del latitante. Come è noto De Seta scelse gli attori tra la popolazione del paese. Il pastorello che venne “scritturato”, Peppeddu Cuccu, è oggi ritratto in una scena del film del 1959 e, accanto, in un’immagine tratta da “Sonetàula”, l’opera di Salvatore Mereu ispirata al romanzo di Peppino Fiori. Dopo anni di dura emigrazione, Peppeddu Cuccu vive di nuovo a Orgosolo. Il regista dorgalese, alcuni anni fa, mentre girava un documentario sui luoghi di “Banditi a Orgosolo” accompagnato proprio da De Seta, lo conobbe e gli promise che avrebbe ritagliato per lui un ruolo nel suo prossimo film. E così è stato. Gli altri murales realizzati in pochi giorni da Del Casino non hanno attinenza con “Banditi”, ma si muovono sul solco dei fatti storici e dei temi di rivendicazione sociale che hanno sempre ispirato il muralismo orgolese. Ed ecco così poco più avanti l’omaggio a Joyce Lussu, e ancora alla Sibilla barbaricina, tzia Elisabetta, l’ultima maga di Orgosolo che la moglie di Emilio Lussu intervistò per il suo celebre “Libro Perogno”.

Ancora, a pochi metri, un ricordo dei sindacalisti uccisi dalla mafia Placido Rizzotto e Turiddu Carnevale. E non poteva mancare un tributo a Karl Marx nella via a lui intitolata, dove è ritratto assieme a Friedrich Engels. Sessantasette anni e l’animo di un ragazzo, senese dalla parlata stretta, Francesco Del Casino è arrivato a Orgosolo appena diplomato all’accademia di Belle arti, al suo primo incarico di docente di materie artistiche. Era il Sessantotto, e a Orgosolo la rivolta studentesca coincise e si unì con quella dei pastori verso il progetto di un poligono di tiro nelle campagne del paese. Un tentativo di controllo del territorio e dei suoi abitanti neppure tanto velato, attraverso una militarizzazione forzata. I murales nacquero così, spontaneamente, per iniziativa di un collettivo giovanile, come forma d’arte e di comunicazione insieme. Da allora ne sono stati realizzati centinaia e rappresentano una testimonianza unica in Italia. Del Casino da tempo è tornato in Toscana, ma il legame con la Sardegna è ancora strettissimo.

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