La Nuova Sardegna

Le chiese romaniche nell’agro di Chiaramonti

di Salvatore Tola
Le chiese romaniche nell’agro di Chiaramonti

Restano ancora, in diverse regioni dell’isola, le chiese che in epoca medioevale vennero donate agli ordini religiosi, affinché ne popolassero i conventi e svolgessero azione benefica tra le...

24 giugno 2012
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Restano ancora, in diverse regioni dell’isola, le chiese che in epoca medioevale vennero donate agli ordini religiosi, affinché ne popolassero i conventi e svolgessero azione benefica tra le popolazioni vicine. Alcune sono note e oggetto d’attenzione, come la Santissima Trinità di Saccargia, San Nicola di Trulla, anta Maria di Bonarcado; altre, situate in zone periferiche, sono meno note e frequentate.

Ce ne sono ad esempio due nell’agro di Chiaramonti, intitolate una a Santa Giusta e l’altra a Santa Maria di Orria Pitzinna. Per vederle si segue dal paese la statale per Martis; dopo circa tre chilometri si vede sulla sinistra uno spiazzo con fontana e abbeveratoio dal quale hanno inizio due strade di penetrazione agraria. Si prende quella di sinistra, che si inoltra tra pascoli e terreni coltivati, punteggiati da casolari. Dopo altri tre chilometri si trova Santa Maria, su un poggio spelacchiato adiacente alla strada; un po’ più avanti, in una valletta ricca di acque, quella di Santa Giusta. I due piccoli templi, che erano allora centri di vita con monastero, case, servi, terreni coltivati e bestiame, furono accomunati nella donazione che nel 1205 la nobildonna Maria de Thori, della famiglia dei giudici di Torres e zia di Comita II , ne fece ai Camaldolesi. Di tutti i beni del tempo restano oggi soltanto le due chiese, e quella di Santa Maria ha i maggiori pregi architettonici, perché conserva le primitive linee romaniche. Le strutture sono in trachite rossa e calcare bianco, alternati in file non sempre regolari, la pianta a croce latina con abside e la copertura in volte a botte. All’interno aveva anche alcuni arredi intagliati nel legno. Tra questi un bell’altare del Settecento che però, per motivi di sicurezza, dopo il restauro di una dozzina d’anni fa è stato sistemato in paese, nella chiesa del Carmine.

Santa Giusta ha perso questi pregi perché, dopo un lungo periodo di abbandono, è stata sottoposta a un restauro che l’ha snaturata. In compenso vi si svolgono due feste che attirano molti fedeli, una il giorno dell’Ascensione e una la prima domenica di settembre.

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