La Nuova Sardegna

Montalbano nella rete tra verità e inganno

di Alessandro Cadoni
Montalbano nella rete tra verità e inganno

“Una lama di luce”, da Sellerio la nuova avventura del commisario siciliano Oltre la serialità il racconto disegna un gioco sottile tra realtà e invenzione

23 luglio 2012
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Tra i circa venti romanzi di Camilleri con protagonista Montalbano, uno in particolare pare segnare un cambio di andatura. Si tratta di “L’età del dubbio”. Di qui in poi, complice magari l’incalzante scorrere degli anni, i passi del commissario si fanno più cauti, spesso frenati da tormenti e ripensamenti. Anche in campo sentimentale non è più fedelmente dedito a Livia, se rammentate i suoi eroici dinieghi alla sensualissima Ingrid, presenza fissa dei primi romanzi e poi sempre più diradata. Se pure prima si erano presentati degli strappi al «cielo di carta» della serialità, ora gli strappi stessi sono la regola. Vi è, di romanzo in romanzo, l’accrescersi del rapporto intercambiabile tra vero e falso, tra reale e invenzione della realtà: un legame che, non c’è dubbio, stringe il personaggio all’autore, e viceversa. Anche in “Una lama di luce” (Sellerio, 263 pp., 14 euro) si materializza un clima simile, a cominciare dal titolo.

Clima complicato, poi – si sa che nessun barocchismo spaventa Camilleri –, se si pensa che ben quattro sono le indagini che vi si sviluppano: un traffico d’armi internazionale, una violenza carnale, un omicidio con cadavere carbonizzato, un caso di opere d’arte rubate. Il commissario, poi, che s’è smaccatamente innamorato di Marian, gallerista da poco trasferitasi a Vigàta, alterna a momenti di febbrile lavoro altri di sognante assenza. La lama di luce è quella che, durante un sopralluogo d’indagine in una campagna isolata, acceca per un istante Montalbano. Sulle prime pare un’inezia, che pure mette in moto, sotterraneamente, lo scioglimento di un mistero: quando ci ripenserà, a mente fredda, il commissario darà una svolta all’indagine.

Ecco: la scintilla per la ricerca della realtà parte da un riflesso, un abbaglio. Si tratta forse del romanzo più amaro della serie, aperto da un sogno di morte (anche questo, ormai, una costante) terribilmente reale nel suo carattere premonitore, seppure in termini di assoluta irrealtà correlati a un Catarella che, spassosamente, si esprime in latino.

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