Ppr, turismo moderno senza speculazioni edilizie

Sanna (Pdl): «Nessuna cementificazione». Lotto (Pd): «Il sistema ricettivo rischia di uscire dal mercato»

CAGLIARI. Un buon Piano paesaggistico e lo sviluppo del turismo possono andare d’amore e d’accordo? La domanda, che si ripete periodicamente da circa vent’anni, è di nuovo d’attualità. Dopo le polemiche politiche sul Ppr della giunta Cappellacci e il grido d’allarme del presidente della Federalberghi Giorgio Macciocu sui disastrosi effetti della crisi economica generale, si è riaperto il dibattito sul rapporto tra le norme di salvaguardia, il sistema economico e il mondo del lavoro. Per giustificare la modifica del Ppr della giunta Soru, Cappellacci non ha esitato a scaricare sul suo predecessore la responsabilità della crisi dell’edilizia e della perdita di 16 mila buste paga. L’opposizione di centrosinistra gli ha risposto affermando che ad aver fallito sono state invece le scelte filo-soeculative del centrodestra, quelle del Piano casa e della legge sul golf.

«Ppr e turismo – dice Matteo Sanna (Fli), presidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale – non solo possono ma addirittura devono convivere in perfetta sintonia. Perché la tutela del principale patrimonio della Sardegna, il paesaggio, è la carta vincente della nostra offerta turistica». Sanna cerca di allontanare dal centrodestra i sospetti che la revisione del Ppr serva soprattutto a riaprire le porte alla speculazione immobilioare. «Intanto il codice Urbani – spiega – prende il nome da un ministro del governo Berlusconi. E poi posso dire che sulla fascia costiera non saranno costruite nuove costruzioni, neanche un metro cubo, perché il mercato è cambiato, non è più tempo di case a schiera, seconde case, villaggi più o meno vuoti per quasi tutto l’anno». Il presidente della commissione dice che la revisione del Ppr riguarderà le procedure («si passa da otto a quattro pratiche, con la conferma dei vincoli») e favorirà quello che «è un obiettivo comune, consentire rapidamente ciò chepuò essere consentito».

E per il turismo? «Dobbiamo prendere atto – afferma Sanna – che la crisi è in atto e che il nostro sistema ricettivo va ammodernato: va riqualificato anche dal punto di vista dell’architettura, per ridurne l’impatto, ma va soprattutto riqualificato con nuovi servizi, quelli che sono stati previsti dal nostro Piano casa ». Così come, secondo Sanna, «non bisogna fare guerre di religione contro i campi da golf, nessuno ha interesse a rovinare il territorio, dobbiamo aiutare gli imprenditori che puntano ad allargare l’offerta turistica della Sardegna». La crisi «deve servirci come occasione di confronto per riguardare tutto quello che è stato fatto. Prendiamo le seconde case, perché non assumere iniziative perché una buona parte non vengano messe a disposizione per realizzare i cosiddetti alberghi diffusi? E’ il momento di correggere e di innovare».

Luigi Lotto (Pd), vice presidente della commissione, dice che il Ppr che difende il paesaggio è «uno strumento che favorisce anche il turismo» se, compatibilmente con le norme di tutela, il territorio diventa fruibile. «Ma questa responsabilità – spiega – non è né del Ppr né della politica». L’esponente del Pd afferma che «è sbagliato usare la crisi dell’edilizia per smantellare le regole, mentre occorre, all’interno di un quadro normativo certo, elaborare programmi e progetti anche per l’edilizia, come le riqualificazioni e le ristrutturazioni». Non quindi un Ppr che «dica solo dei no» ma un Ppr che chiarisca meglio cosa si può fare e cosa non si può fare». Compito che, chiarisce Lotto, spetterà poi soprattuttoo ai Comuni con i Puc.

Nel rapporto tra norme di tutela e sviluppo occorre «muoversi con serietà, senza voltarsi dall’altra parte: alberghi e campeggi dell’isola stanno uscendo dal mercato,va trovata la ricetta del rilancio senza minimamente sacrificare il paesaggio».

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