Il segreto della longevità: serenità, affetto e cibi sani
Consola Melis, 105 anni, si muove molto, mangia erbe, frutta e latte di capra Parla Mario Pirastu, genetista e studioso degli stili di vita della gente d’Ogliastra
PERDASDEFOGU. Un miracolo della genetica? Sì, avrà il suo peso anche il Dna. Ma alla base del record mondiale della longevità della famiglia dei nove fratelli Melis di Perdasdefogu (818 anni e 205 giorni complessivi, dal primato da Guinnes di Consola, 105 compiuti ieri in allegria alla sorellina Mafalda di 79 anni) c'è "lo stile di vita". Lo dice un genetista di spessore, Mario Pirastu, 62 anni, ogliastrino di Tortolì, medico laureato a Cagliari, direttore del Cnr ad Alghero dopo aver trascorso sei anni negli Stati Uniti soprattutto a San Francisco, alla Haward Huges Medical Institute. Alla teoria si affianca tanta pratica perché Pirastu, col Parco Genetico dell'Ogliastra, ha studiato con i suoi collaboratori poco più di 14 mila persone, «patrimonio inestimabile di dati scientifici», fatto che costituisce «la più estesa ricerca al mondo sulle popolazioni isolate». E di isolamento, tra punta La Marmora, il Partenone di Jerzu e il mare di Sàrrala, si può menar vanto. E il grande handicap di ieri (con la litania-alibi dell'Isola nell'Isola) sta diventando fatto competitivo. Perché vive in Ogliastra la popolazione sarda più longeva, perché paesi come Villagrande, Talana, Urzulei hanno saputo conservare e tramandare "stili di vita" di successo. E «una ragione pur ci sarà» se questa enclave, «dopo aver vissuto la peste, la spagnola e la malaria, dopo aver sofferto due guerre e periodi di vera fame, hanno fra gli indici di speranza in vita fra i più alti al mondo. E fondamentale è oggi il ruolo della famiglia».
In che senso?
«Consòla abita a casa sua, non in un ospizio. Sente l'affetto dei figli e dei nipoti e sono loro a curarla, a parlarci, a farla distrarre, a farle ricordare e raccontare la sua vita. Non è fattore di poco conto. Naturalmente so bene quali problemi abbiano molte famiglie nell'assistenza agli anziani e so bene, allo stesso tempo, quanto siano professionali e fondamentali gli assistenti geriatrici. Ma le mura di casa sono un'altra cosa. La signora Melis abita nella casa dove si è sposata, è radicata nel suo ambiente. Anche la vita paesana contribuisce a tenere vivo lo spirito, incontrare persone della sua stessa età o giù di lì consente al cervello di lavorare ed elaborare. E in Consòla la cosa più sorprendente è la lucidità, la memoria che resta inalterata per i fatti recenti e per quelli del trapassato prossimo. Lei tiene in forma il corpo perché ancora si muove per casa, si prepara la minestrina, cuce quando può, e poi tiene in forma il cervello che resta agile e vigile. L'ho potuto constatare di persona».
In che modo?
«Qualche mattina fa ero a casa sua. Il figlio Giuseppe, di 75 anni, ha avuto qualche acciacco alla spina dorsale e non si poteva muovere. La mamma Consola lo ha massaggiato e lo rimesso in sesto con tecniche da osteopata. La mamma era in piedi, dritta, agile. Quando il figlio le ha detto che i dolori erano diminuiti, lei ha sorriso. Il che vuol dire che è vitale tutto l'organismo. Ma soprattutto è stupefacente la sveltezza mentale nel fare battute, sorridere se sente qualcosa di simpatico. Incontra spesso i quasi centenari del paese, quelli che hanno vissuto nei campi di prigionia e di concentramento, e ricordano i primi anni del secolo. Insomma: tengono la mente in allenamento. E non è poco. Ci pensiamo agli anziani che vivono soli, che non vedono mai nessuno, che non scambiano parole e opinioni? Che sono lasciati in un angolo, non al centro delle attenzioni? Consòla ha dalla sua parte una famiglia coesa, che le vuol bene. Tutto ciò vale più di 100 farmaci. La famiglia è molto spesso un salvavita».
Professore: torniamo allo stile di vita. Che non si prescrive su una ricetta. Di che si tratta? Della vita bucolica? O dobbiamo tornare al borgo mercatale?
«Posso rispondere ricordando Norberto Bobbio, morto a 95 anni. Pochi anni prima, nella sua lectio magistralis a Sassari per la laurea in Scienze politiche parlava di se stesso vecchio-vecchio e diceva che nella lunga-vita hanno importanza anche le circostanze storiche e sociali. Sosteneva di sentirsi molto anziano negli anni della contestazione giovanile perché vedeva i figli ribelli ai padri ma di essersi sentito giovane psicologicamente molti decenni dopo perché aveva attorno a sé l'affetto e la vicinanza di tanti ex allievi. Consola mantiene la stessa vivacità intellettuale che è in simbiosi con il movimento. Fa le scale per scendere nel cortile di casa, ritorna ancora al caprile a vedere le sue caprette. È stato questo il suo stile di vita: sempre in movimento, andare alla fonte a prendere l'acqua, lavorare in casa e in campagna, ha fatto per anni la raccolta delle ghiande trasportando pesi notevoli».
E l'alimentazione? Durante la seconda guerra mondiale mangiava minestra di porri e cicoria raccolti nei campi.
«L'alimentazione è stata senz'altro fondamentale. Consola non è grassa. È asciutta. Alla fine della giornata, oggi nel 2012 come ieri nel 1940, si nutriva di erbe e - poca- frutta. In lei, come in genere negli altri centenari, alla fine della giornata tornano i conti fra calorie ingerite e calorie consumate. Negli Stati Uniti l'obesità è un grave problema sociale. Il bimbo che nasce da una mamma obesa soffrirà di problemi cardiaci, di asma, osteoporosi, è a serio rischio tumori. La colazione di Consola era fatta a base di latte di capra e di pane, quando c'era. Vogliamo analizzare i cibi di oggi? Contraffatti quanto? Con quanti conservanti? La carne? La carne era l'eccezione, non la regola. Liquori? Superalcoolici? Mai. Ecco lo stile di vita: movimento e mangiar sano».
In Ogliastra voi avete accertato alti tassi di obesità?
«Certamente. Soprattutto nella popolazione che oggi è sotto i sessant'anni. Ciò vuol dire che negli anni del boom abbiamo forse accumulato benessere e prodotto interno lordo, ma abbiamo offeso il corpo con eccessi alimentari. La malattia più frequente è la sindrome metabolica, causa principale delle malattie cardiovascolari. E con l'obesità insorgono il diabete, l'ipertensione. I centenari come Consòla hanno sviluppato un rimedio naturale antistress con la serenità della vita. Il che non vuol dire non avere guai - e anche la signora Melis li ha in questi giorni con alcuni familiari ammalati - ma significa vivere la vita con ritmi naturali. Non per essere tutti centenari, ma per vivere bene: tenendo in allenamento, allo stesso tempo, corpo e cervello. Credo che l'elisir di lunga vita sia semplice: basta copiare da questi stili di vita appunto. I centenari d'Ogliastra non conoscono la solitudine: fanno sana vita da sabato del villaggio, nel loro villaggio, circondati dall'affetto della famiglia e del paese. E ciò, ripeto, non si può prescrivere in una ricetta».
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