La Nuova Sardegna

P2P, l’invenzione: la plastica ridiventa petrolio

CAGLIARI. L’invenzione non è nuova, basta una scarrelata su internet per scoprirlo, ma pare che questa volta funzioni. A giurarlo e a dimostrarlo è stato l’ingegnere indiano di Nuova Delhi,...

22 settembre 2012
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CAGLIARI. L’invenzione non è nuova, basta una scarrelata su internet per scoprirlo, ma pare che questa volta funzioni. A giurarlo e a dimostrarlo è stato l’ingegnere indiano di Nuova Delhi, Raghavendra Rao, un colosso dal viso simpatico. Acceso il suo moderno alambicco, ieri dalla plastica, un chilo di rifiuti, ha tirato fuori quasi due litri d’olio sintetico, per poi annunciare: «Una volta raffinato, diventerà dell’ottimo gasolio, oppure benzina e anche del kerosene». Fantastico, e chi era presenti – fra gli altri l’assessore all’industria, Alessandra Zedda – ha subito applaudito e anche commentato a caldo: bravo, la sua è una scoperta rivoluzionaria. Lo è, questa tecnica di riciclo perfetto. Non solo per l’eccellente risultato, ma perché tutto il processo non «puzza» (o quasi), produce solo tanta ricchezza (il combustibile) e niente fumi o peggio diossina. Così anche la prova cagliaritana è stata un successo, per chi sostenuto da un bel gruppo di società internazionali, fra le altre Know, Bestrade e Fissore, è impegnato da tempo in un tour promozionale per vendere il suo reattore-alambicco. Che costa non poco, dai 6 ai 25 milioni a seconda della portata della caldaia, ma è comunque geniale. La sigla del marchingegno è P2P, ovvero Plastic to Petroil – che in India, America, nei paesi arabi e nell’inglese Pool funziona già a pieno regime, mentre da noi è osteggiato dalle «lobby delle discariche e degli inceneritori», ha denunciato Diego Fissore, partner dell’avventura. Che ci siano delle resistenze è vero, ma bisogna farsene una ragione: fanno parte del destino degli inventori, da Leonardo da Vinci in poi. Le stazioni dello storico calvario sono sempre le stesse: la diffidenza e l’invidia. Di sicuro presenti anche in questa vicenda, i soldi in gioco sono tantissimi, dopo che Mr. Ro ha azzeccato un bingo mondiale, come questo. Cioè riportare la plastica, mai biodegradabile a meno che non si bruci e allora inquina e uccide, alle sue origini: lo stato liquido. È proprio attraverso questo percorso inverso e virtuoso, che il buon mago produce ricchezza dai rifiuti; Ci riesce grazie a diversi granuli bianchi dalla composizione segreta, come la Coca-Cola, ma che dovrebbero essere o potrebbero esserlo dei silicati d’alluminio prodotti nel misterioso e affascinante mondo delle nano-tecnologie. Sta di fatto che la polvere fa da catalizzatore, dicono i chimici, ed è magica: riesce a disgregare prima e riorganizzare poi le molecole della plastica fino a riportarle al loro aspetto originario, quello liquido, appunto. Di certo questa spiegazione molto semplice farà inorridere l’indiano, ma la sostanza è questa. Si chiama «dissociazione molecolare» ed è possibile farla – è scritto nelle istruzioni – anche con copertoni d’auto, escrementi umani ed animali, fanghi delle raffinerie e tutto l’altro che ora finisce sotterrato nelle discariche che nessuno vuole ma da qualche parte bisogna fare o nei forni degli ancora più odiati termovalorizzatori. C’è solo un accorgimento da rispettare: ogni rifiuto ha il suo magico catalizzatore. Ma non è finita. Mr. Ro è anche l’inventore del s istema autoclave per il trattamento dei rifiuti urbani, che trasforma l’immondizia in floc, una cellulosa inerte e inodore ad altissima resa energetica. Altri applausi, per chi, è giusto ricordarlo, in Italia vuole piazzare la sua merce. Ottima merce. (ua)

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