Sul rio Altana la prima rivoluzione

I manufatti rinvenuti vicino a Perfugas hanno fatto retrodatare l’arrivo dell’uomo

SASSARI. L'alba dei primi sardi finora ha avuto il suo spartiacque nel rio Altana. Sino al 1979-1980 si pensava che l'uomo fosse arrivato nell'isola 40-50mila anni fa, durante una delle più consistenti e ramificate migrazioni di tribù dall'Africa verso Nord. Ma le ricerche condotte lungo il fiume vicino a Perfugas da Giovanni Veronesi, un appassionato cultore di preistoria, hanno fatto cambiare il calendario. E di parecchio: la scoperta di grattatoi, raschiatoi e altri oggetti di selce lavorati _ rinvenuti all'interno di strati incontaminati di rocce in questo bacino fluviale-lacustre dell'Anglona _ ha permesso di far tornare indietro la presenza umana in Sardegna di almeno 200mila anni. Un periodo che, sempre partendo da questi manufatti, alcuni studiosi estendono addirittura a mezzo milione di anni fa.

A prescindere dall'incertezza sull’esatta datazione, un fatto è assodato: dal secondo dopoguerra alcune stime sulla preistoria nell'isola sono state rivoluzionate. Come ricorda il re degli archeologi Giovanni Lilliu nella sua fondamentale opera sulla civiltà dei sardi, lui stesso sino all’edizione del 1973 aveva annotato: «La terra che vanta i lembi geologici più vecchi d'Italia fu una delle ultime a ricevere l'uomo». Ma nell'edizione definitiva ha poi corretto quest'impostazione _ così come decine di altri docenti e specialisti _ proprio sulla base «dei ritrovamenti lungo i rios Altana e Anzos, tra Perfugas e Laerru, di 367 oggetti classificati come bulini, troncature, becchi, punte», oltre ai numerosissimi raschiatoi di varie dimensioni. Si parla anche qui d'insediamenti che gli esperti definiscono industrie litiche: in quella parte dell'isola gli uomini preistorici lavoravano le selci, sagomavano le pietre da usare per la caccia o per stendere le pelli, utilizzavano quegli oggetti per ogni altro scopo legato alla sopravvivenza quotidiana.

A ogni modo, quel processo di revisione scientifica era cominciato in corrispondenza di altre due importanti scoperte. Già nel 1955 Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini avevano individuato in ripari della Cala di Ziu Santoru, tra Cala Illune e la Grotta del Bue Marino, oggi territorio comunale di Dorgali, tracce di focolari con frustoli di carbone e resti di ossa combuste d’animali. Successivamente c'è stata, in diverse fasi degli anni '80, la scoperta di tre frammenti di ossa umane risalenti a diverse decine di migliaia d’anni fa nella grotta Corbeddu, che a Oliena ha preso il nome da un famoso latitante. Sulla scia di questi e altri affascinanti studi, sono ricominciate le ricerche per capire in che modo i primi uomini abbiano potuto raggiungere l'isola. Anche su questo punto, però, il lavoro è in evoluzione. E non esiste tra gli specialisti un'identità assoluta di vedute. Comunque un aiuto per comprendere meglio _ come ha rammentato di recente l’archeologo Alberto Moravetti _ arriva dalle più perfezionate indagini geomorfologiche. «Lo studio del profilo costiero e delle piattaforme continentali tirreniche condotte sino a una profondità massima di 130 metri ha permesso di rilevare tre linee di riva _ ha spiegato in più di un’occasione il docente dell'università di Sassari _ Quelle linee, datate rispettivamente 160-150mila anni fa, 75-70mila e 20mila anni fa, indicano i significativi mutamenti avvenuti nel Tirreno durante le glaciazioni».

Sono situazioni da cui sono derivati l'abbassamento del livello delle acque e l'emersione della piattaforma Sardegna-Corsica. Circostanze che hanno trasformato l'arcipelago delle isole che adesso fanno capo alla Toscana in una penisola unita al continente da pianure alluvionali e campi di dune.

La distanza residua, con sponde a vista, poteva essere superata con rudimentali forme di navigazione, per esempio primitive zattere. Appunto quei mezzi di fortuna avrebbero consentito all'uomo di attraversare il mare in epoca remota consentendogli di dar vita all'alba di una civiltà inizialmente lungo le rive dei fiumi e poi più all'interno. Uno sbarco oggi retrodatato che resta comunque lontanissimo – 600 milioni di anni – dalla formazione delle prime rocce di quella che, andata alla deriva dopo essersi molto più tardi staccata dalle attuali coste di Provenza e Penisola iberica, sarebbe diventata l'isola di Sardegna.

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