FinSardegna, scontro aperto con la Cna

Eletti gli amministratori del Confidi. Marras: «Farò un’azione di responsabilità per danni». Cavada: «Denunciami»

CAGLIARI. Un’assemblea tempestosa, quella dei soci del Confidi della Cna, dopo le bacchettate ricevute dalla Banca d’Italia. Scontro aperto tra i soci di FinSardegna e Cna, cioè i “maggiori azionisti”, l’ammissione da parte del presidente uscente, Mario Cavada, che la relazione di Bankitalia è pesante e poi l’elezione del nuovo vertice del Consorzio fidi che porta alla presidenza un giovane imprenditore artigiano, Stefano Vargiu, titolare di un’impresa informatica, la “Prod.In.Sar”. Cavada, che ha guidato il consorzio negli ultimi sette anni dopo essere stato presidente della Cna per otto, legge pubblicamente la relazione della Banca d’Italia che era stata anticipata sulla Nuova di ieri. Si dice di un consiglio ’amministrazione “non consapevole dei rischi in essere”, di una sottostima degli accantonamenti necessari, dell’inadeguatezza della rete commerciale, di una struttura sovradimensionata con costi che dovranno essere ridotti.

Mario Cavada non minimizza, come pure cercano di fare altri soci: «I giudizi sono severi, abbiamo fatto degli errori ma abbiamo facilitato il credito a oltre 4.000 soci», dice. Il direttore uscente, Dino Barranu, ha contribuito a far nascere Finsardegna; è amareggiato ma tranquillo: «La relazione parla chiaro, segnala errori ma non c’è dolo. Sono orgoglioso di aver fatto il mio dovere, istruendo le pratiche di tante piccole aziende». Di fronte alla stretta operata dalle banche, a centinaia di aziende non resta che aggrapparsi ai consorzi fidi. Valerio Pillittu, responsabile dell’ufficio rischi di Finsardegna legge i numeri e spiega che, in questo momento, il consorzio è in grado di “affidare” ventuno milioni di euro.

A scaldare gli animi è l’intervento del presidente della Cna, Bruno Marras: «Spero che non avvenga qui quanto accadde alla Banca di Cagliari; anche in quel caso gli ispettori di Bankitalia mossero rilievi molto simili a quelli segnalati per Finsardegna e chiesero l’avvicendamento dei vertici. Nacque un braccio di ferro con la vecchia dirigenza e subito dopo la banca fu commissariata». Marras legge “altri numeri”: «Gli ultimi tre esercizi di Finsardegna si sono chiusi con una perdita di 7 milioni di euro. I soci pagano 2.700.000 euro di commissioni e per mantenere la gestione ne occorrono altri 3.600.000 euro. Quale impresa può perdere 900 mila euro l’anno»? A giudizio del presidente della Cna potrebbe non bastare il semplice avvicendamento del vertice: «Ci vuole una sana gestione, serve un piano industriale. E occorre far rientrare quelle venti aziende che sono in posizione di grande rischio».

Poi il botta e risposta rovente con il presidente uscente della Finsardegna. Marras: «Intraprenderò un’azione di responsabilità nei confronti di chi ha prodotto questa situazione». Mario Cavada sbotta: «Denunciami! Da troppo tempo minacci di farlo e non lo fai. Basta, la Cna non merita un presidente come te».

Sebastiano Tronci, presidente del Cda del porto turistico di Santa Maria Navarrese, difende gli amministratori uscenti attribuisce le colpe alle norme severe imposte dalla vigilanza ai Consorzi che sono trattati alla stregua delle banche. «Ma di banche ce ne sono troppe e i Consorzi sono indispensabili per le imprese».

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