Comuni, via da Equitalia: dubbi e aut aut

Il presidente regionale dell’Anci Erriu: «Puntiamo su un moderno sistema dove la legge sia al servizio dell’uomo»

SASSARI. Per anni, un rapporto contrastato. Oggi, un addio tra dubbi, perplessità, ultimatum. E incertezze: sulle scelte per il futuro. Da gennaio tra Equitalia Centro e 311 Comuni sardi comincerà la fine di ogni relazione. Un processo articolato: si chiuderà il prossimo 30 giugno. Nel frattempo le amministrazioni che non si sono già rivolte altrove (finora nell’isola sono un po’ meno di 70) dovranno fare scelte alternative. Il nuovo sistema segna la conclusione di un’epoca contraddistinta da scontri, conflitti, contenziosi. Apre la strada a moderni modelli di esazione. Che dovranno comunque fare i conti con altri ostacoli e difficoltà. E che i movimenti nati per contestare le eccessive rigidità tributarie si augurano più elastici, moderati e davvero “giusti” per tutti. Sino ad allora la convivenza con Equitalia potrà proseguire.

Il presidente regionale dell’Anci, Cristiano Erriu, spiega che da ora in poi le opzioni saranno quattro: «Un intervento può consistere nell’iniziare già in gennaio a bandire gare per l’assegnazione del servizio a privati specializzati in questo genere di esazioni, una seconda scelta da parte dei Comuni è acquisire in modo diretto il settore delle riscossioni». «La terza opzione è fare riferimento alla società di prossima costituzione a cura dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani proprio con questo scopo», prosegue Erriu.

La legge impone comunque ai paesi con meno di 3mila abitanti di consorziarsi per governare flussi economici del genere. E in Sardegna questi centri rappresentano la stragrande maggioranza. Non un obbligo ma parecchi problemi se non lo faranno incontreranno invece i paesi fra i 3mila e i 5mila abitanti. «Ecco perché con ogni probabilità nell’isola moltissimi opteranno per l’ultima soluzione possibile: dar vita a forme di unioni e associazionismo tra enti locali per gestire le riscossioni». «A ogni modo l’Anci parte da una convinzione – sottolinea il presidente – Il nuovo sistema dovrà basarsi su leggi al servizio dell’uomo e non su criteri che rendano l’uomo servo delle leggi».

A Equitalia, una volta tagliato il cordone ombelicale con i Comuni, resteranno diversi compiti istituzionali. Esazioni su incarico di Inps, Agenzie entrate, Inail, Ministeri, Ordini professionali e Casse previdenziali autonome. E la Regione? Nonostante svariate sollecitazioni, non è mai andata in porto la riforma per una società di riscossione sarda. Non è escluso che il processo verso questa direzione possa andare di pari passo con quello che accompagnerà l’esodo dei Comuni. Al contrario che per gli enti locali minori, la normativa in questo caso non impone obblighi a una Regione a statuto speciale. Il “pacchetto” d’interesse riguarda comunque le concessioni demaniali, le sanzioni inflitte dalle guardie forestali. Tutte esazioni ancora in carico a Equitalia. «Ma c’è da sperare che si faccia qualcosa per cambiare – afferma ancora Erriu – Su troppe questioni che riguardano da vicino gli interessi delle nostre comunità - a partire da Abbanoa per arrivare ad àmbiti come questi – la giunta Cappellacci continua a perdere occasioni preziose».

Per quel che riguarda lo stato attuale della situazione con i Comuni, al centro del passaggio di competenze di Equitalia, c’è la Tarsu, ossia la tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani. E poi le sanzioni amministrative (come le multe dei vigili urbani), le concessioni edilizie, i canoni d’affitto (per i box dei mercati e altre proprietà municipali).

Non si parla invece di Imu. «Ma è chiaro che quest’imposta, un domani riversata del tutto sui Comuni in mancanza di trasferimenti da parte dello Stato, dovrà essere analizzata da chi si occuperà del servizio», osserva Erriu. Secondo il quale tutti i sindaci d’ora in poi dovranno tenere conto nei bilanci dell’esatto ammontare del singolo rapporto di debito-credito di ogni residente, comprese le somme non più riscuotibili. «Un discorso da affrontare proprio nei prossimi mesi – dice il presidente – Sì, perché nell’obiettivo di creare sistemi più efficienti e meno costosi sia per la collettività sia per qualsiasi cittadino vogliamo evitare i meccanismi perversi delle vecchie esattorie: i Comuni saranno messi in condizione di valutare tutto il ciclo del tributo, da quello dovuto all’esigibile e al coattivo. E per valutare meglio abbiamo avviato trattative con Poste Italiane e Banco di Sardegna».

Tanti sindaci, infine, hanno ben presenti le inchieste avviate contro società private come Tributi Italia, Gema, Debito Italia. Con la doppia beffa: utenti, costretti a pagare due volte perché i loro soldi non sono stati riversati nelle casse municipali. E ora si vuole evitare il ripetersi di casi analoghi.

Fare una scelta di trasparenza, in definitiva, per i Comuni non si preannuncia sempre facile. Anzi. Ecco perché, se il matrimonio con Equitalia in parecchie circostanze non è stato sereno, il divorzio potrebbe ora venarsi di una qualche forma di rimpianto. A meno che il nuovo partner non si riveli affidabile al cento per cento.

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