Zeno che ha imparato a ridere della morte
Applausi all’opera di Italo Svevo in un gelido Nuovo Teatro Comunale. Interprete uno straordinario Giuseppe Pambieri
SASSARI. Sono passati 101 anni da quando Italo Svevo ha letto “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud e 90 anni dalla pubblicazione della sua opera più nota, “La coscienza di Zeno”. Ma in fondo le inquietudini dell’uomo moderno non sono diversisissime da quelle di Zeno Cosini o da quelle descritte da Pirandello, Joyce o Fernando Pessoa nel secolo scorso.
Questa la prima considerazione che ti viene alla mente dopo aver visto, l’altra sera (ieri in replica) al Nuovo Teatro Comunale, il bell’allestimento che di quell’opera ne ha fatto il Teatro Carcano di Milano per la regia di Maurizio Scaparro. La versione utilizzata è quella creata nel 1964 da Tullio Kezich, critico cinematografico e autore di teatro.
La scena si apre nello studio di uno psicanalista. Siamo a Trieste e da Vienna il verbo di Freud e della nuova medicina si sta diffondendo rapidamente. Chissà se questa nuova terapia non riesca a risolvere anche i problemi di un ipocondriaco come Zeno Cosini, 57 anni, commerciante, alle prese con problemi che vanno dal vizio del fumo a una strana zoppia intermittente, dai dolori del corpo alle amnesie strane.I medici ai quali si è rivolto Cosini non sono mai stati in grado di curare quel malato immaginario.
E o ra Zeno se ne sta sdraiato su un divano e racconta allo psicanalista la sua vita di bamboccione viziato e incapace. Al punto che il padre affida l’azienda di famiglia a un amministratore fidato. D’altra parte che deve fare questo attempato figlio di papà? Nulla, che lavori o meno non ha problemi economici. Sì, ha tentato di studiare all’università, ma non ha mai dato un esame, è diventato anche un modesto violinista. I rapporti col padre sono tesi. Così Zeno passa il tempo a ciondolare tra il bar e la Borsa. E fuma, fuma. Almeno 50 sigarette al giorno. Conosce le figlie di un imprenditore e si innamora della ragazza più bella, Ada, ma questa lo respinge preferendogli un altro giovane, bravissimo a suonare il violino e a costruire castelli in aria, E così Zeno finisce a nozze con Augusta, la meno bella ma la più concreta delle sorelle. Zeno non è felice e presto tradisce la moglie con Carla, una sedicente aspirante cantante alla quale offre il mensile con cui tirare avanti con la madre e le lezioni di canto che prende da un artista che la ragazza sposerà (senza che l’amante tradito faccia una piega). Nel frattempo si è messo in affari con l’evanescente marito di Ada che finirà suicida dopo una serie di fallimenti. Ma sarà proprio l’inconsistente e fragile Zeno che con autoironia e atteggiamento flessibile rispetto alla vita, che non solo a riesce a “galleggiare” ma salva la famiglia dal baratro economico in cui sta cadendo. E, finalmente, si merita il rispetto e la riconoscenza delle donne di casa.
Ci pensa il grande Giuseppe Pambieri a dare vita a Zeno Cosini. E lo fa con grazia e ironia disegnando la figura di un uomo che fa della debolezza la sua forza, apparentemente contradditorio ma in fondo positivo. Un uomo che pensa e parla sempre di morte ma ride di se stesso e dei drammi del mondo. Una persona che non si fa piegare da convenzioni e atteggiamenti ostili ma che di ogni vicenda coglie il lato buono e più ironico. E in questo “La cosceinza di Zeno” dimostra la grande modernità che emerge dalla bella regia di Maurizio Scaparro che coniuga la complessità del tema con un tono lieve ed equilibrato. Eppure si tratta di uno spettacolo tecnicamente complesso visti anche i tantissimi cambi di scena. Belle e ben eseguite dal vivo le musiche curate da Giancarlo Chiaramello (da Mozart alle marcette mitteleuropee ai motivi popolari). Belle ed eleganti di Lorenzo Cutùli, i costumi di Carla Ricotti e i fondali di Rinaldo Rinaldi.
Bravissimi tutti gli attori, dalla bella Guenda Goria (Ada), ad Antonia Renzella (Augusta) e Marta Ossoli (Carla), da Enzo Turrin a Giancarlo Condé e Raffaele Sinkovich.
E i lunghi e calorosi applausi da parte del pubblico hanno gratificato gli interpreti e la produzione di questo spettacolo che è inserito nel cartellone della Cedac.
Tutto bene, dunque? Tutto, ad eccezione delle condizioni termiche del Nuovo Teatro Comunale, caratterizzato ancora una volta da temperature polari e gelide folate (triestine?) ad ogni apertura di palcoscenico. Non poche le proteste degli spettatori che hanno dovuto assistere alla rappresentazione con sciarpe, cappotti e copricapi.Oggi lo spettacolo sarà in scena al Teatro Costantino di Macomer, domani al Teatro Civico “Oriana Fallaci” di Ozieri e infine al Teatro Centrale di Carbonia.
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