La Nuova Sardegna

Salmo: «Ecco come ho conquistato la hit»

di Alessandro Pirina
Salmo: «Ecco come ho conquistato la hit»

Al primo posto, davanti a Depeche Mode e Mengoni. Intervista con Maurizio Pisciottu, il rapper di Olbia diventato una star

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OLBIA. Leggere il proprio nome nella copertina di uno tra i 10 album più venduti è il sogno di ogni cantante. Ma mai lui avrebbe immaginato che la top ten l’avrebbe scalata fino al primo posto, che sarebbe riuscito a scalzare dalle prime posizioni gente come i Depeche Mode, Mengoni, Renato Zero. Invece, ce l’ha fatta.

Il nuovo lavoro di Salmo, “Midnite”, è in cima alla hit parade dei dischi più venduti in Italia. «Mi aspettavo tra le prime 10 posizioni, ma il primo non era nei programmi – racconta il rapper olbiese –. Quando ho visto la classifica sono ritornato indietro con la mente a due anni fa: ero ancora a Olbia, avevo quasi perso le speranze di sfondare nella musica, non escludevo di mollare». In effetti, fino all’estate 2011 Salmo, all’anagrafe Maurizio Pisciottu, era ancora lontano dall’ingresso nel rap che conta. Anche se lui alla musica aveva dedicato tutta la vita. Fin da ragazzino il futuro re della hit parade coltivava il sogno di sfondare come cantante, tradendo in parte le aspettative del padre Raimondo, che lo vedeva più col pallone tra i piedi che col microfono in mano. «Quante volte in questi anni mi sono sentito dire da lui: stai solo perdendo tempo. Anche se poi era il primo a darmi una mano. E, infatti, oggi è come impazzito».

Maurizio Pisciottu, classe ‘84, elementari allo Scolastico, medie all’Ettore Pais e superiori all’Artistico, inizia a masticare musica a 13 anni. Poco dopo arrivano i primi demo. Negli stessi anni fonda con altri amici gli Skasico, un'importante realtà musicale con cui, seppur giovanissimo, gira Italia ed Europa, andando a vincere un rinomato festival di Madrid, solitamente appannaggio di band spagnole.

Poi è la volta dei To Ed Gein, con i quali approda all’Heineken Jammin Festival. Nel contempo, dà una mano al padre, alla madre Anna Maria, al fratello Sebastiano al bar di famiglia, nel centro di Olbia.

La musica, però, rimane il suo chiodo fisso, il suo pallino, la sua ragione di vita. La prima svolta, quella che poi aprirà le porte alla seconda ben più importante per la sua carriera, arriva con la scoperta di Youtube, il mezzo che gli permetterà di farsi conoscere e apprezzare dal mondo.

«Internet è la grande rivoluzione – spiega Salmo –. La tv ormai non è più così importante, perché a decidere il tutto sono in pochi. Su internet, invece, ognuno può dir la sua, può proporsi. Proprio come è successo a me». In effetti, nel 2011 al rapper è bastato mettere un suo video su Youtube per conquistare quel mondo di cui oggi fa parte a pieno titolo. Il suo primo lp da solista, “The island chainshaw massacre”, gli apre le porte del regno del rap italiano e si trasferisce a Milano. Non da solo, però. Insieme a lui partono tutti i suoi amici – olbiesi doc anche loro – della Machete, gruppo che annovera tra le sue fila rapper, grafici, registi e writer. «E’ un bene essere partiti tutti insieme, perché, visto com'è andata, da solo magari mi sarei perso. Ma c’è anche l’aspetto curioso: oggi molti milanesi usano la nostra terminologia. Solitamente il sardo che parte è quasi costretto ad assorbire le parole del posto in cui va a vivere. Qui accade il contrario: sono gli altri a parlare come noi. Capita di sentirli dire “bella socio” e “non scantonare”. Slang tipicamente olbiese». In un anno Salmo è diventato un personaggio: migliaia di dischi venduti, file di fan che vogliono una foto con lui - «alla Mondadori di Milano non mi aspettavo quella ressa» -, palazzetti e locali col tutto esaurito. «Sono stato anche fortunato, perché oggi il mio genere, il rap, è il più amato dai giovani. Ma se sono arrivato qui è anche perché ci sono dietro anni e anni di lavoro, di pazienza infinita. In pratica, è come se avessi debuttato in serie A a quasi 30 anni. Di solito lo si fa a 20, ma per me forse è meglio sia andata così. A quell’età sarei impazzito».

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