La Nuova Sardegna

Giave, territorio di vulcani Pedra Mendalza e Monte Annaru

di Salvatore Tola
Giave, territorio di vulcani Pedra Mendalza e Monte Annaru

Guardando a valle dalla passeggiata che unisce Giave alla chiesa dedicata ai taumaturghi Cosma e Damiano si scorge la sagoma della Pedra Mendalza. È quel che resta della lava consolidata all’interno...

30 luglio 2013
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Guardando a valle dalla passeggiata che unisce Giave alla chiesa dedicata ai taumaturghi Cosma e Damiano si scorge la sagoma della Pedra Mendalza. È quel che resta della lava consolidata all’interno della bocca di un vulcano, mentre la terra che stava intorno è stata portata via dalle intemperie. C’è una stradella asfaltata che consente di raggiungerla; ma nei pressi si trova anche un’altra testimonianza dell’attività vulcanica che doveva essere intensa in questa regione, tanto che Alberto Della Marmora l’ha paragonata all’Alvernia, ricchissima di coni eruttivi.

Si tratta in questo caso di un cratere, l’unico ancora integro tra i tanti che dovevano trovarsi qui un tempo: si è conservato sino a noi perché è di formazione relativamente recente, si calcola che risalga a circa 200.000 anni fa. Lo si può vedere sulla sommità di una vicina collina, detta monte Ànnaru. Per raggiungerlo si può svoltare a sinistra, poco più avanti, e seguire i cartelli in legno; o, meglio, continuare e imboccare il sentiero che ha inizio, sempre a sinistra, poco dopo da un abbeveratoio. In una decina di minuti si raggiunge la sommità e si può percorrere il bordo del cratere, che chiude un’estensione di poco più di due ettari. Si può poi scendere nella vera e propria bocca eruttiva. La vegetazione si fa più folta, per quanto intervallata da piccole formazioni laviche, e alterna zone erbose a tratti di bosco. Si raggiunge infine la parte bassa, punteggiata di parti umide nelle quali cresce qualche formazione arbustiva.

Il Lamarmora trovò la «vecchia bocca», dalla quale era «uscito il materiale allo stato di lava o di scorie», «piena di scorie ammucchiate, a volte rosse, a volte brune, a volte leggere, altre volte pesanti e più o meno bucherellate».

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