Una storia che da anni finisce nei tribunali

Il contenzioso tra Marocchi e Biasion per la gestione di 150 stanze vendute e accatastate come case

ALGHERO. Quella dell’hotel Capo Caccia è anche la storia di un confronto muscolare tra due uomini. Da una parte c’è Gianni Marocchi, abile albergatore marchigiano; dall’altra il facoltoso industriale metalmeccanico veneto Francesco Biasion.

Sono loro i veri protagonisti di un contenzioso giudiziario per la gestione dell’hotel a quattro stelle nella splendida costa di Alghero. Del “Capo Caccia”, prima della Procura della Repubblica per il fallimento della “M.G. Srl”, si sono occupati giudici civili e penali, corti di appello, il Tribunale amministrativo regionale, il Consiglio di Stato, la Cassazione con una sentenza che ha fatto storia sulla compatibilità tra la destinazione d’uso alberghiera e quella residenziale. Già, perché nell’hotel ci sono 150 stanze, tutte acquistate dalla Eurotel di Biasion, che negli anni Settanta erano state comprate da altrettanti vacanzieri “continentali” per farne il loro buen retiro sardo.

Accatastate come locali di civile abitazione, quelle stanze sono inutilizzabili da quando nel 1998 il Comune di Alghero ha stabilito l’incompatibilità con la destinazione d’uso alberghiera. Da quel momento Biasion e Marocchi se le danno di santa ragione, a colpi di carte bollate, attraverso le rispettive società.

Il fallimento della M.G., insieme ad altri creditori, era stato chiesto nel 2011 proprio dalla Eurotel che nel luglio dello scorso anno aveva ottenuto la sua riscossa con la nomina dell’industriale veneto a custode dell’albergo. Erano però passati appena dodici giorni di convivenza dei due avversari storici tra “separati in albergo” prima che il giudice civile restituisse le chiavi a Marocchi. Che da allora ha continuato a occuparsi del “Capo Caccia” grazie a un contratto d’affitto che ha attirato l’attenzione della Guardia di Finanza. La Roden di Marocchi ha infatti continuato a gestire l’hotel con un mandato della “Capo Caccia Resort” che però non ha percepito un euro.

Secondo gli investigatori le società, con un complesso gioco di cessioni, sono servite solo come pretesto per sottrarre l’albergo ai creditori. Esattamente la tesi argomentata dalla Eurotel di Biasion (rappresentata dagli avvocati Antonello Manconi e Luigino Martellato) che adesso viene indicata tra le persone offese dal reato. Intanto, quest’anno per la prima volta l’hotel è rimasto chiuso.(d.s.)

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