“Sa paradura” per salvare gli allevatori

Da Samugheo partono camion di foraggio destinati alle aziende di Laconi e Ghilarza devastate dagli incendi

INVIATO A SAMUGHEO. Sotto il sole rovente trenta uomini caricano una sull’altra le balle di foraggio. Se le passano di mano, da uno all’altro e sul camion cresce la torre gialla. Domenica mattina, alla periferia dell’abitato, sono cinquecento gli imballaggi di fieno assicurati con le corde sui cassoni che le trasporteranno nel Sarcidano e nel Guilcer, destinate agli allevatori di Laconi e Ghilarza soprattutto, i più colpiti dagli incendi che prima di Ferragosto hanno devastato le campagne della Sardegna. Altre duecento presse sono pronte, arrivate dai campi della zona, per dare aiuto alle aziende agricole ridotte in cenere. Domani ci sarà un incontro, al mattino, per decidere e coordinare il trasporto e lo scarico.

Qui, alle porte del paese, si tocca con mano la capacità e la forza delle comunità sarde, pronte a sostenere le vittime di sorte malvagia, come è il fuoco. Il rito de sa ponidura (o anche paradura) resiste. Nell’usanza è legato alla ricostruzione del gregge: il pastore malasortau che ha subito furti, uccisione del bestiame o anche danni da eventi naturali riceve l’aiuto degli allevatori che donano capi di bestiame. Stavolta su ponimentu, come si dice in alcune zone, o sa paradura, in altre, consiste nella mobilitazione solidale con la raccolta e la consegna del foraggio.

Gran parte del carico sarà consegnato agli allevatori di Ghilarza, derubati dei pascoli con la violenza da chi ha appiccato il fuoco: quattromila ettari inceneriti. L’autunno sarà difficile per loro, che in questi giorni hanno già ricevuto aiuto: gli allevatori locali hanno consegnato quasi un migliaio di balle di fieno. Altri samughesi hanno contribuito con il proprio lavoro o rifocillando i volontari radunati al centro di stoccaggio per riempire i rimorchi.

«La mutualità è sempre esistita nell’ambiente agropastorale, figuriamoci in una situazione d’emergenza come questa», dice l’assessore Luigi Todde. Una dolorosa catena umana. Chi sta male aiuta chi sta peggio. Anche i campi qui accanto, dove si accatasta il foraggio, sono stati divorati dalle fiamme. «I produttori locali danno tutto l’aiuto possibile e le aziende di Samugheo che hanno subito danni ne stanno ricevendo non solo dai vicini di pascolo, ma anche dai paesi limitrofi», spiega Todde.

Laconi conta ancora i danni. Duemila ettari bruciati tra il 7 e l’8 agosto. Dal consiglio comunale in assemblea aperta e presieduto dal sindaco Paolo Pisu, è partita la richiesta per la dichiarazione di calamità naturale. Il parroco Fabrizio Congiu è convinto che sarebbe andata peggio senza l’intercessione di Sant’Ignazio: là nel parco Aymerich, dov’è la statua del santo, il fuoco è stato arginato dall’improvvisa virata del vento prima che si spingesse sull’abitato.

Ghilarza non ha avuto miracoli. Neppure interventi terreni, soprattutto non ha ricevuto attenzioni dalla Regione. Anzi, ha pagato con un ferito, Ubaldo Miscali, ustionato in modo grave, ancora in lotta con le sofferenze nell’ospedale di Sassari. La società operaia di Mutuo soccorso ha denunciato la distanza e il silenzio. È stata immediata la solidarietà del Sulcis Iglesiente, da Villamasargia, da Pabillonis. Il vicensindaco del Comune di Sassari ha messo a disposizione qualche tir carico di foraggio.

La Soms di Ghilarza ha denunciato il silenzio e la distanza della Regione: «Il presidente si è recato a Laconi, ha assicurato assistenza tecnica, ha dato segnali di solidarietà. Ma non lo ha fatto a Ghilarza». Il sindaco Stefano Licheri ha fatto sistemare una cassetta all’ingresso del municipio per raccogliere dai cittadini la stima dei danni subìti.

Con la Società operaia, l’amministrazione comunale ghilarzese ha lanciato una raccolta fondi e l’appello all’aiuto, tutti aiutino tutti, così ha rilanciato il rito de sa ponidura. «Tutte queste iniziative sicuramente non permetteranno di ripristinare un patrimonio irrimediabilmente perso con gli incendi – ha detto il sindaco Licheri –, ma faranno sentire la vicinanza delle comunità e dei cittadini a tutte le persone sfiduciate».

Le risposte non sono mancate. La mobilitazione della solidarietà è stata amplificata anche attraverso i social network. Crescerà ancora oggi e domani, mentre gli allevatori di Samugheo continuano a caricare il foraggio.

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