Soru: solo un inganno elettorale

«Quella delibera non vale la carta sulla quale è scritta, mancano i tempi e il consenso del Ministero»

SASSARI. Renato Soru, lei è stato il padre della legge salvacoste: come giudica l’annuncio sulla revisione del Piano paesaggistico regionale?

«Non è una cosa seria. Mi appare come una sparata. Una mistificazione nei confronti dei sardi. A ogni modo, si tratta di un’iniziativa totalmente fuori dalle regole della co-pianificazione con il ministero dei Beni culturali».

Per quale ragione?

«Questo è un atto che non vale la carta su cui è scritto. Non avrà alcun riscontro pratico né la minima conseguenza effettiva: mancano i tempi e il consenso da parte del ministero».

E allora perché l’approvazione di questa delibera?

«Cappellacci è in campagna elettorale. Il suo è uno studiato piano di mistificazione mediatica. Con queste uscite a effetto cerca solamente di coprire il disastro delle sue politiche».

A che cosa si riferisce?

«Ad altri progetti altrettanto fallimentari sbandierati negli ultimi mesi. Dalla flotta sarda, inquietante sin da un nome che - non si sa perché - richiama spiegamenti militari, alla zona franca integrale e alla nuova continuità territoriale. Tutti piani già caduti o che cadranno presto perché di fatto non varabili. Nel frattempo le linee aeree a nostra disposizione si dimezzano. E così per viaggiare incontriamo sempre più disagi e difficoltà. Ai sardi sui voli vengono garantiti sconti ridicoli e chi non risiede nell’isola ottiene i benefici maggiori. Per ogni dieci euro concessi a noi, agli altri ne vengono dati cento».

Perché ritiene che nessuna di queste idee sia attuabile?

«Prendiamo il caso della zona franca integrale. Cappellacci si esibisce in piazzate con il parlamentare del Pd Francesco Sanna, pur sapendo bene che nella sostanza un piano come quello che ha pensato per una regione vasta come la Sardegna produrrà più danni sotto il profilo fiscale di quelli che potrebbero essere gli inesistenti vantaggi tributari. E tutto questo sempre che in sede europea qualcuno sia davvero disponibile ad avallare progetti del genere».

Che cosa pensa comunque dell’idea di cambiare così radicalmente la normativa regionale a tutela delle coste e più in generale il piano paesaggistico regionale?

«La normativa approvata durante il periodo nel quale sono stato presidente della Regione è stata una grande conquista. Nella sostanza non riesco a capire dove sia il problema e perché oggi si cerchi di cambiarla: con trecentomila case estive che anche quest’anno sono rimaste chiuse, in realtà, nessuno ha più un reale interesse a cementificare».

Eppure, continuano ad arrivare molte spinte in questa direzione da parte del settore edile.

«Io sostengo che iniziative del genere non portano ricchezza. Quel che conta, a ogni modo, è non consumare più il territorio».

Come andrà finire, in questo caso specifico?

«Lo ripeto: sono sicuro che la delibera presentata nelle ultime ore non avrà alcun seguito. Sembra quasi che Cappellacci ci voglia prendere in giro. Ecco perché non sono preoccupato: questo non è un atto di programmazione, non produce effetti se non viene approvato dal governo. È solo l’inganno di un demagogo da repubblica delle banane».

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