E.On vende la centrale di Fiume Santo

La multinazionale tedesca ha deciso di lasciare l’Italia: cessioni per tre miliardi. Era subentrata a Endesa 5 anni fa

SASSARI. E.On se ne va. Lascia la Sardegna e l’Italia tredici anni dopo il suo arrivo e a cinque dalla conquista di Endesa Italia. I “pezzi” sono tutti in vendita, a cominciare dalla termocentrale di Fiume Santo, forse uno degli impianti più appetibili perchè sul piatto c’è anche il progetto già approvato per la costruzione di un nuovo gruppo a carbone destinato a sostituire i due vecchi a olio combustibile. E poi perchè ha una collocazione strategica, rafforzata dal collegamento con il cavo Sapei. La decisione della multinazionale - più volte trapelata a livello di indiscrezione - è ormai già presa: lo spezzatino italiano in salsa tedesca vale circa 3 miliardi di euro. Il «Dossier Chicago» è già pronto con l’affidamento all’advisor finanziario Goldman Sachs. Fissate anche le tappe, con la freddezza di date e cifre che solo i tedeschi sanno mettere in evidenza anche nei momenti più difficili: entro l’anno saranno definiti gli ultimi dettagli e le prime offerte dovrebbero pervenire tra gennaio e febbraio con la possibilità delle cessioni entro l’estate 2014.

In vendita c’è un po’ di tutto, un patrimonio invidiabile che i tedeschi hanno deciso di «tagliare a pezzi» per ottenere la massima redditività. Sul mercato Idro (a Terni), Fer (eolico e solare), termoelettrico con i cicli combinati a gas e, ovviamente, il carbone di Fiume Santo. Una vendita che comprende anche circa 900mila clienti del settore elettricità e gas oltre alla partecipazione nel rigassificatore offshore di Olt (in fase di tormentato avvio commerciale) e nel gasdotto Tap in Puglia (destinato a convogliare in Italia il gas attraverso la Grecia).

Di fronte alle evidenti difficoltà a cedere gli asset in blocco (specie per la scarsa redditività di alcuni e le complicazioni di vario genere che si trascinano dietro), la casa madre di Dusseldorf ha optato per lo “spacchettamento”, con Fiume Santo in una posizione di prima fascia.

La fase è molto più avanzata di quanto sia stato possibile capire nei mesi scorsi, quando la decisione dei tedeschi di lasciare l’Italia era parsa fin troppo chiara. Ci sono già stati colloqui più o meno ufficiali e in sedi più o meno istituzionali (per Fiume Santo anche nella sede della Regione e, pare, qualche incontro romano). La lista dei potenziali acquirenti è abbastanza lunga. In quasi tutti i “pezzi” sembra fare capolino Edison che sarebbe interessata a gran parte degli asset di E.On, anche per Fiume Santo. Ma per il polo energetico del nord Sardegna, già da tempo non hanno nascosto le loro attenzioni Paolo Clivati di Ottana Energia insieme a diversi partner forti del settore energetico, oltre ad alcuni gruppi cinesi che hanno fatto capolino in Italia e in Sardegna (China Enviromental Energy Holding e Shenzhen Energy Group). Sull’Idro di Terni (35 per cento del valore complessivo stimato) ci sarebbero le attenzioni di Edison e Egp, ma anche di fondi assicurativi e infrastrutturali. E proprio Edison sembra avere manifestato grande interesse per il carbone - pare per fondare una nuova Edipower -, da qui lo sguardo attento proprio alla realtà di Fiume Santo. Sul gas, invece, Edison avrebbe un concorrente temibile come i russi di Gazprom e si fa il nome anche di QatarGas (più attenta però al Gnl di Livorno).

A Fiume Santo c’è grande fibrillazione: il rapporto con i tedeschi di E.On si è incrinato da parecchio e più che confronto - da troppo tempo - si assiste a uno scontro che ha logorato i rapporti in maniera irrecuperabile. Il territorio da una parte e la multinazionale dall’altra. I tedeschi hanno cominciato da qualche anno il percorso di disimpegno, con conseguenze evidenti per il sistema delle imprese e per il tessuto economico e sociale. Le contestazioni ambientali hanno notevolmente peggiorato la situazione. Fiume Santo cambierà di nuovo proprietario, la speranza di tutti è che la situazione migliori.

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