La Nuova Sardegna

Trentuno paesi in via d’estinzione

di Stefano Ambu

Zero nascite e servizi inesistenti, a rischio soprattutto i centri in montagna e collina. Semestene sparirà entro 10 anni

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CAGLIARI. Qualche amministratore è rimasto stupito: macché spopolamento. Quasi a voler scacciare il (paese) fantasma. Ma i parroci hanno in testa numeri e proporzioni sui funerali e sui battesimi: vincono, nettamente, i primi. Ma lo sa anche la farmacista di un piccolo comune della Barbagia di Seulo: «Il reparto bambini è semivuoto. Abbiamo solo farmaci per adulti». Sono alcune delle testimonianze raccolte nello studio “Comuni in estinzione”, effettuato dal Centro regionale di programmazione, condotto in collaborazione con l’Università di Cagliari, e presentato ieri al Terminal Crociere.

Al di là delle impressioni e dei ricordi emerge un quadro abbastanza netto: 31 comuni sardi rischiano di diventare nel giro di qualche decenni paesi fantasma, senza vita e senza popolazione. Il conto degli anni che rimangono prima che in strada o in piazza non ci sia più nessuno lo hanno fatto gli studiosi con tanto di proiezioni e algoritmi. Semestene, in provincia di Sassari, rischia di sparire entro un decennio (tra il 2023-2025), Monteleone Rocca Doria – ancora nel Sassarese – entro cinque lustri (2029-2031). La ripartizione geografica: quattro paesi a rischio nella provincia di Cagliari (Armungia, Ballao, Esterzili, Seulo), uno in Ogliastra (Ussassai) e Olbia-Tempio (Bortigiadas), dieci a Sassari (Anela, Borutta, Cheremule, Giave, Mara, Martis, Monteleone, Nughedu San Nicolò, Padria e Semestene) e quindici a Oristano, capitale del rischio deserto (Aidomaggiore, Ardauli, Asuni, Baradili, Montresta, Morgongiori, Nughedu Santa Vittoria, Ruinas, Simala, Sini, Soddì, Sorradile, Ula Tirso, Villa Sant'Antonio, Villa Verde). Tratti simili: tutti con pochi abitanti, dai 90 ai quasi mille. E tutti (a eccezione di Montresta) nelle zone interne in collina o in montagna. Proiezioni e non previsioni, sottolineano gli autori della ricerca. Perché i criteri sono scientifici: si guarda al futuro leggendo il passato.

Una delle caratteristiche, ad esempio, dei paesi nell'elenco è che tra il 1951 e il 2011 si è registrato un decremento di popolazione del quaranta per cento. Si può cambiare ciò che accadrà? La "speranza" è in un neretto ben evidenziato nello studio: "Non essendo una previsione, può verificarsi ove nel corso del tempo non si presentino o non vengano posti in essere fatti, azioni, interventi, comportamenti, sia in ambito locale che provenienti dall’esterno, tali da poter invertire le tendenze riscontrate sulla base delle conoscenze attuali".

Ci sono i paesi a rischio scomparsa, ma anche altri 46 che non se la passano molto bene: sono indicati nello studio come "in condizione di attuale e prevedibile malessere demografico". Tra questi anche Ales, patria di Antonio Gramsci. Una presenza che fa il paio con la Armungia di Emilio Lussu. In generale non si può dire che i servizi essenziali siano assenti. Sono presenti in quasi tutti i centri abitati l’ufficio postale (77 presenze) e la farmacia (75 presenze). Seguono la banca (61 presenze), il commissariato (49 presenze) e le scuole elementari (49 presenze). I servizi con minore diffusione sono la scuola media (39 presenze), la guardia medica (26 presenze) e la scuola superiore (8 presenze). Solo due comuni non possiedono alcuno dei servizi di base, secondo il report: Baradili (il Comune più piccolo della Sardegna) e Soddì. All’inverso, in sette comuni i sono presenti tutti i servizi considerati.

Un patrimonio che non si vuole perdere, ha fatto capire la Regione: il riscatto, è stato spiegato, può passare attraverso gli schemi di elaborazione del prossimo Por, Programma operativo regionale 2014-2020 concordato con la Commissione Europea.

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