Platamona, il mare di Sassari: storia di amore e abbandono
Un volume e da domani una grande mostra nelle sale della Frumentaria - FOTO
SASSARI. La Carlo Delfino editore ha dedicato uno studio storico su una parte importante del territorio del sassarese. La spiaggia di Platamona; una delle riviere “urbane” più belle dell’isola, e trattandosi della Sardegna, quindi tra le più belle d’Europa. Importante come patrimonio naturale ma anche un tassello fondamentale della memoria collettiva e della storia del tempo libero e dell’imprenditorialità turistica dei sassaresi. Un ricco volume con un ampio apparato di foto e documenti d’epoca a cura di Nino Tavera, ricostruzioni di com’era e come vorremo che fosse la spiaggia. Una approfondita ricerca che avrà come anteprima la mostra a cura di Sara De Paolini, che verrà inaugurata domani nel Palazzo della Frumentaria alle 18.
Alessandro Ponzeletti è lo storico che si è occupato dei testi del volume.
Perché una storia della spiaggia di Platamona?
«Perché ormai da anni questa fetta di territorio suddiviso fra Sassari, Sorso e Porto Torres, nota come “Spiaggia dei Sassaresi”, tra la torre di Abbacurrente e il Lido Iride (il nocciolo turistico storico della località) vive una condizione assai particolare: la definirei un fantasma. Intendo dire che i ricordi di tanti concittadini mantengono in piedi oggi una sorta di fantasma, una visione di Platamona fatta di ricordi e memorie, storie piccole e personali che si intrecciano alla storia locale dove i protagonisti furono Oreste Pieroni, Sebastiano Pani e Salvatore Cottoni, tre personalità il cui operato ha forgiato materialmente Platamona. A questa visione fa da contraltare la situazione materiale, reale e connotata da un oggettivo declino della Platamona odierna. Si è voluto, con questa mostra, affrontare l'argomento con una visione quanto più complessiva, che illustri Platamona sotto vari aspetti; storia, ambiente, società».
Questa vicenda ha delle scansioni nel tempo?
«Si è cercato di individuare proprio dei periodi per presentare al pubblico Platamona. La prima parte è una sorta di prologo storico, poi si passa alla Platamona vacanziera e balneare, individuandone dopo la nascita il periodo di maggior fulgore e poi il seguente, lento declinare fino alla condizione attuale. Dapprima ci si è posta la domanda «Com'era Platamona prima di Platamona?» e si è andati a ricercare le menzioni documentarie del luogo, presentando al pubblico ciò che era possibile desumere e offrendo come risultato un excursus storico che parte dal Medioevo per arrivare a quel fatidico 1951 che vide la nascita della “Sassari Marina”, il nome della neonata borgata che allora doveva diventare lo sbocco dei sassaresi al mare. Seguono i momenti salienti della “Spiaggia dei Sassaresi”: l'affermarsi come meta balneare e non solo perché fu anche un punto di riferimento per i sabati sera dei sassaresi del periodo del boom economico, poi il periodo di stasi degli Anni Settanta e quindi lo smantellamento avvenuto negli Anni Ottanta di quelle strutture (casotti e Lido Iride) che di fatto erano, evidentemente, elementi portanti del sistema Platamona, infine è documentato lo stato attuale d'incertezza, una condizione precaria, posta sotto gli occhi di tutti e che resta in attesa di risposte da parte sia degli enti pubblici ma anche di intraprese private per provare a rilanciare (si spera in un domani quanto più prossimo) la “Spiaggia dei Sassaresi”».
Platamona ha come una “maledizione” se così si può definire, che dall’amore arriva all’abbandono?
«Forse la sua anima popolare, la sua popolarità ha giocato probabilmente, nei decenni, contro Platamona: non si è riuscito ad aggiornare la “Spiaggia dei Sassaresi” all'evolversi delle richieste del turismo (intendo quello nazionale, non quello locale) per far fare salti di qualità a un litorale vasto ma che non si è strutturato per ricevere visitatori, anzi coi decenni ha perso tasselli ricettivi».
La natura e la mano dell'uomo, una storia parallela?
«Fino all'impianto della pineta, Platamona era una distesa di alte dune sabbiose (alcune toccavano i 15-17 metri d'altezza! Quasi come a Piscinas) e di macchia mediterranea e di ginepri. L'uomo col suo intervento ha plasmato Platamona a nuova forma: ciò oggi non è ricordato se non da pochi, in tanti sono abituati a vedere Platamona così e non viene compreso cosa quel luogo fu in passato, per secoli addietro. La piantumazione dei pini, specie non nostrana e immessa allora nella visione di bonificare e migliorare l'ambiente, ha modificato nel volgere di un decennio la situazione ambientale, modificando il paesaggio (le dune furono in parte livellate, i ginepri furono soffocati dai nuovi vicini dalla crescita assai più veloce e dalle alte e larghe chiome). Lo stagno, importante realtà palustre naturale, vide modificati, dagli anni Quaranta in poi, i canali sia di apporto che di deflusso dell'acqua. La Platamona attuale è senza dubbio figlia dell'intervento dell'uomo, la nascita della “Sassari Marina” dal 1951 ha accelerato ulteriormente il mutamento, inserendo costruzioni abitative sia sulla battigia interna sia dentro la pineta. Più che di parallelismo indicherei il termine subentro: la Natura plasmò una Platamona ben differente, ma l'uomo ha ricreato per sé questo ambiente creando la situazione attuale».
Il ruolo di oggi e qualche speranza per il domani?
«I bagnanti continuano ad andare a Platamona, ma le lamentele su carenza o assenza di servizi le si leggono ad ogni stagione su queste pagine, e penso che ciò proseguirà anche nel futuro, a meno che non si riesca finalmente ad attivare un rilancio della località sia nelle strutture pubbliche che in quelle private, un rilancio che dovrà mirare a soddisfare le esigenze attuali dei turisti (locali e non) di impegnare il tempo libero in maniera più ottimale possibile (mare, escursioni, sport, etc.). A Platamona le potenzialità, malgrado lo stato attuale, vi sono: purtroppo mancano i mezzi».
La storia della spiaggia in Europa e in Italia, la natura intesa come "refrigerio" e luogo di libertà...
«La cultura della vacanza balneare ha una storia lunga, non lunghissima: essa inizia nel XIX secolo e relativamente presto arrivò anche in Sardegna con i primi tentativi ad Alghero, ad esempio, a inizio XX secolo, quando la Sardegna scoprì che il mare era anche un possibile svago o divertimento salutare. Platamona nacque come località balneare nel 1951 ma riguadagnò assai in fretta il ritardo dando vita al Lido Iride, il fulcro del turismo organizzato di quella spiaggia e non solo, poiché fu esempio a livello regionale e anche nazionale di come si poteva, in quei decenni di sviluppo economico del Paese, godere dei benefici del mare e anche per svagarsi dalla routine della quotidianità lavorativa».
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