Scempio edilizio, indagati tre tecnici

Sotto accusa lo staff dell’ufficio comunale che ha rilasciato le licenze per le case costruite sulle sponde dei fiumi

OLBIA. Dalle carte secretate sulle tre inchieste aperte dalla procura della Repubblica sull’alluvione del 18 novembre scorso e da quelle acquisite durante le indagini sullo scempio edilizio e urbanistico della città di Olbia affiorano i nomi dei primi indagati. A finire sul libro nero della procura della Repubblica è stato l’intero staff che dirigeva l’ufficio tecnico comunale di Olbia diretto dall’ex responsabile del settore Antonello Zanda, che con i suoi collaboratori Ferruccio Terrosu e Massimiliano Virdis aveva curato le pratiche edilizie relative alle costruzioni finite, nei giorni scorsi, sotto sequestro penale perché costruite nelle vie Cavalli, Bini e Nervi, tutte nel quartiere San Nicola e sulle sponde dei corsi d’acqua San Nicola, Rio Gaddhuresu e Abba Fritta.

Insieme ai tre tecnici sono finiti sul registro degli indagati, con l’accusa di aver realizzato gli edifici entro la fascia di rispetto dei 10 metri da corsi d’acqua, i proprietari della palazzina a tre piani di via Cavalli – i fratelli Pala –, i quali sono stati denunciati dal corpo forestale e di vigilanza ambientale anche per aver violato una legge regionale del 1933 che vieta l’edificazione lungo il corso di un elenco di fiumi che attraversavano la piana di Olbia, un documento idrogeologico riesumato durante le indagini avviate sullo scempio urbanistico ed edilizio della città. «In quella abitazione - ha detto ieri il difensore dei fratelli Pala, l’avvocato Jacopo Merlini – i miei assistiti hanno investito i risparmi di una vita pur di dare un tetto ai loro familiari». Per la villetta di via Bini, sul rio Abbafritta, sono stati denunciati i proprietari Careddu-Russano e il direttore dei lavori, Lucia Muzzu, mentre per via Nervi, dov’è stata costruita una villetta sul Rio Gaddhuresu, ancora in fase di completamento, sono stati denunciati i proprietari (la famiglia Usai) oltre ai responsabili del procedimento amministrativo, che era stato affidato a Massimiliano Virdis, assistito dall’avvocato Giuseppe Mocci. In questa prima fase investigativa sono sedici le persone denunciate alla magistratura per aver concorso, in ruoli diversi, alla realizzazione degli immobili in zona vietata. «Se le procedure sono queste – ha azzardato ieri uno dei difensori degli indagati – mezza città di Olbia è da considerarsi abusiva».

Le prime avvisaglie di un terremoto giudiziario che potrebbe scuotere da cima a fondo la città si erano avute nei giorni scorsi, quando gli uomini del corpo forestale avevano messo sotto sequestro, in esecuzione di un provvedimento firmato dal gip del tribunale Vincenzo Cristiano e richiesto dal Pm inquirente Riccardo Rossi, le tre palazzine costruite lungo gli argini dei tre corsi d’acqua.

Stando alle scarse indicazioni che trapelano sull’inchiesta madre, quella avviata due anni fa dalla Procura gallurese, le case irregolari sarebbero oltre duecento.

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