La Nuova Sardegna

Bitti, addio al partigiano “Varadda”

Lo spirito, il vento, non possono essere imprigionati da nessuna forza al mondo. Ieri mattina era questa la consapevolezza, l'anelito che soffiava dolce con il leggero vento primaverile, tra i...

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Lo spirito, il vento, non possono essere imprigionati da nessuna forza al mondo. Ieri mattina era questa la consapevolezza, l'anelito che soffiava dolce con il leggero vento primaverile, tra i cipressi, i pioppi del camposanto di Bitti e nei pensieri delle centinaia di persone che hanno accompagnato Giorgio Sanna "Varadda" nell'ultima tappa del suo lungo viaggio di ritorno a casa. Un viaggio durato 70 anni, da quel 28 Novembre del 1944, quando il suo corpo cadde in battaglia a Tolminski Lom. Nella giornata dei solenni funerali, nell'abbraccio della sua gente, il paese di Bitti ha evocato un profondo senso di comunità, di intensa riflessione laica e cristiana. L'universale significato del sacrificio e del ritorno a casa di un suo figlio,"morto lungo i sentieri impervi della lotta per la conquista della libertà". La similitudine tra abnegazione e sacrificio partigiano con quello cristiano emerge con forza già nelle parole del Vescovo Mosè Marcia, che durante l'omelia legge un passo della lettera di San Paolo agli Efesini. All'esterno della chiesa di S. Giorgio, il presentat arm del picchetto d'onore in armi della Brigata Sassari e le note del "Silenzio" dalla tromba di Nico Casu. Il corteo funebre ha quindi attraversato il paese di Bitti, immerso in un rispettoso silenzio, giungendo infine al camposanto dove una moltitudine di gente attendeva Joglieddu.

Lo scrittore Natalino Piras, rivolgendoglisi idealmente lo ha ringraziato per "averci, con il suo sacrificio, aiutato a capire i valori profondi della Resistenza e della lotta per la conquista della libertà". Infine, il tenore Bachisio Pira ha intonato le prime parole di "Bella ciao" cosicchè, seguito da tutti, il canto è diventato un tutt'uno con il vento (pa.far.)

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