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Morto Bob Hoskins Ultimo applauso al caratterista perfetto

Morto Bob Hoskins Ultimo applauso al caratterista perfetto

Indimenticabile investigatore di “Roger Rabbit” Ormai lontano dalle scene per il Parkinson, aveva 71 anni

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WASHINGTON. Era piccolo di statura, occhi mobilissimi, accento cockney e braccia forti; era inglese, ateo, comunista, ridanciano, autoironico e istrione per istinto. Era Bob Hoskins, all'anagrafe Robert Williams Hoskins junior, nato a Bury St. Edmunds nel Suffolk il 26 ottobre del 1942. Se n'è andato zitto zitto, nella notte di ieri in ospedale, ma da due anni imprigionato nella sua casa natale dal morbo di Parkinson.

All'annuncio del ritiro dalle scene nessuno nella comunità di Hollywood (dove era di casa) aveva voluto crederci, tanto vitale e affamato di vita era sempre apparso. E per il suo pubblico, che magari non ne conosceva il nome ma ne riconosceva il faccione simpatico, non se ne è mai andato.

La sua biografia assomiglia a quella di altri illustri inglesi che l'avevano preceduto sulla strada del successo come Charlie Chaplin o Cary Grant e alla voce “lavoro” annotava: camionista, facchino, lavavetri, idraulico, pompiere, mangiatore di fuoco, marinaio. Cresciuto alla scuola della strada, si imbarcò su un cargo norvegese e finì in teatro per caso, accompagnando un amico. «Non avevo nulla da perdere – raccontava – e il provino lo feci anch'io. Vai a sapere perché mi scelsero». Ebbe invece la fortuna dei dilettanti, incontrò un agente che lo spinse a insistere, fino a entrare di straforo nella più celebre compagnia del Regno Unito, la Royal Shakespeare Company. Nonostante l'accento e la preparazione da autodidatta quella scuola ne fece uno dei migliori interpreti scespiriani della sua generazione.

Il cinema inglese degli anni '70 fu la vera culla della sua celebrità con ruoli da gangster in “Quel lungo venerdì santo” di John McKenzie (1980) e soprattutto in “Mona Lisa” di Neil Jordan (1986) che gli vale il trionfo a Cannes (miglior attore), il Golden Globe e la nomination all'Oscar nello stesso anno. Eppure per diventare familiare agli spettatori di tutte le età Hoskins deve aspettare ancora due anni e farsi adottare dalla comunità di Hollywood. È lì che Bob Zemeckis gli affida la parte del detective privato Eddie Valiant (volto da duro e stile alla Philip Marlowe) nel più demenziale cartoon di tutti i tempi “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”, per il New York Times uno dei più bei film di tutte le epoche.

Da quel momento l'inglese tarchiato e simpatico che tutti etichettavano come “il caratterista perfetto” diventa un protagonista a tutti gli effetti e un nome spendibile al botteghino. Ma diventa anche la maschera di gomma che grandi e piccini riconoscono come un volto di famiglia in tanti film costruiti su misura per lui. E dopo i cartoni sarà la volta dei grandi personaggi storici da Berjia ne “Il proiezionista” a Edgar Hoover nel “Nixon” di Oliver Stone, da Mussolini in “Io e il Duce” a Papa Giovanni ne “Il Papa buono”. Nella sua bacheca figurano però ben 22 premi come miglior attore, tra cui anche il celebre “Razzie Award” per l'interpretazione peggiore dell'anno, quella di “The Mask 2”, ci rideva su dicendo che aveva voluto concludere con la stessa «modestia con cui ho cominciato: un nano tra giganti».

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