Ultima vendita dell’Eni, a Ottana finisce un’era
Il colosso energetico cede capannoni in disuso e un centinaio di ettari di terreno. I compratori: Clivati e West Dock. Resta l’incertezza sulle bonifiche
OTTANA. Nella Sardegna centrale finisce l’era dell’Eni: l’azienda pubblica che, da queste parti, ha segnato quarant’anni di storia. Nel bene e nel male. Cedute negli anni Novanta tutte le produzioni dell’industria chimica (ma il sogno di migliaia di posti di lavoro era svanito molti anni prima), il colosso energetico sparirà definitivamente anche dai registri del catasto e lascerà traccia soltanto nel libro delle promesse mancate. Nuovi proprietari. Tutto quello che è ancora di proprietà dell’Eni passerà di mano.
La società West Dock srl di Treviso e Paolo Clivati, patron di Ottana Energia e Ottana Polimeri, potrebbero diventare ora i proprietari assoluti di tutta l’area industriale. L’Eni a Ottana ha ancora in carico capannoni dismessi e un centinaio di ettari di terreno a vocazione industriale. Nei prossimi giorni, con la firma dell’atto notarile di vendita, dovrebbe concludersi l’esperienza nella Sardegna centrale cominciata nei primi anni Settanta con la fabbrica chimica (l’Anic-Fibre prima e la Chimica e Fibra del Tirso poi passando per Enichem ed Enimont).
Fase finale. Ancora non c’è il crisma dell’ufficialità. Ma le trattative tra l’azienda pubblica e gli acquirenti sarebbero a buon punto. Forse già alla fase finale. Tanto che, già nella prossima settimana, dovrebbe tenersi a Nuoro o a Ottana una conferenza stampa per illustrare pubblicamente i termini dell’accordo. Se la trattativa andrà in porto, l’Eni, attraverso la consociata Syndial (ex Enichem), attuale proprietaria nel centro Sardegna dei capannoni vuoti e dei terreni industriali mai utilizzati, dirà addio a Ottana.
La fine di un’era. Dismissioni. Il sogno durò fino al 1978 con i primi segnali di crisi, quando gli occupati erano intorno ai duemila. L’addio alla produzione è già stato sancito dal percorso di dismissioni cominciato nel 1996 con la vendita dell’acrilico a Landa-Montefibre e della Lorica alla multinazionale giapponese Haru-Kuraray e concluso nel 1997 con il passaggio della centrale elettrica e della fabbrica di polimeri (pet e acido tereftalico) a due gruppi americani (Aes ed Dow Chemical). Il tutto inframmezzato dalla vendita dei servizi industriali a Nuoro Servizi, passati poi al Consorzio industriale. Nel 2005 ci fu l’avvento di Paolo Clivati, unico proprietario, dal 2010 in holding con i thailandesi di Indorama, di ciò che resta del ciclo produttivo di Ottana.
Risanamento in sospeso. L’Eni, tuttavia, ha continuato a mantenere alcuni capannoni e un centinaio di ettari di terreni industriali da tempo messi in vendita e ancora tutti da bonificare. L’addio dell’azienda pubblica lascerebbe in sospeso il discorso sulle bonifiche che passerebbe così in carico ai nuovi proprietari. L’Eni, insomma, va via ancora una volta senza pagare dazio. Salvo clausole diverse nell’accordo che dovrebbe essere firmato tra qualche giorno. Tra i manufatti industriali da vendere ci sono i locali della Lorica, l’azienda fallita che un gruppo di operai vorrebbe rilevare dal tribunale e che, in caso di buon esito, dovrebbe ora pagare l’affitto ai nuovi acquirenti, l’ex fabbrica del Minitow, la sede storica dell’ex consiglio di fabbrica e diversi edifici dismessi. Secondo indiscrezioni, dietro l’operazione ci sarebbero West Dock, azienda veneta del gruppo Demont-Montefibre, già presente a Ottana nei capannoni (inutilizzati) della ex Montefibre, e Paolo Clivati. L’imprenditore milanese non si sbilancia. «Per ora – si limita a dire – stiamo solo trattando».
Rottamazione e riciclo. Bocche cucite anche al Comune di Ottana. È certo, comunque, che la West Dock ha nel business la riqualificazione di siti industriali dismessi o in fase di dismissione per destinarli ad attività logistiche del terziario o di produzione industriale avanzata. A Ottana potrebbe essere realizzato un impianto di rottamazione e recupero del Raee (rifiuti apparecchiature elettriche ed elettroniche) e di riciclo delle materie plastiche. Troppo presto per capire se si spalancherà un futuro. Si sa solo che è finito il passato. Nel peggiore dei modi.
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