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La comunità tra speranza e idee per il rilancio

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BOSA. Agita le mani con aria perplessa. «Il campo da golf? E a cosa serve. Io a golf non gioco, che ci mettano le panchine in piazza per noi pensionati». Giovanni Farina, ex guardia giurata, non ha...

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BOSA. Agita le mani con aria perplessa. «Il campo da golf? E a cosa serve. Io a golf non gioco, che ci mettano le panchine in piazza per noi pensionati». Giovanni Farina, ex guardia giurata, non ha dubbi. A lui la grande battaglia tra i due fronti, pro o contro l’investimento da 170 milioni di euro e 100mila metri cubi per dare un nuovo volto alla Bosa turistica, non interessa. «Ci devono dare lavoro – continua –, in caso contrario la città continuerà a morire». Farina ha 9 figli, 8 sono disoccupati. La sua storia è simile a quella di tanti altri padri di Bosa che vedono i loro figli fare fatica a trovare lavoro. E per chi vive nel borgo vedere un futuro è un atto di ottimismo.

C’è chi ci mette il cuore, come Gianfranco Pinna, con un socio gestisce il trenino che fa il giro del centro fino al castello di Malaspina. «5 euro per 40 minuti di tragitto – racconta – e ci sono tutto l’anno. Ma è durissima. A parte il carnevale, qualche manifestazione e un mese d’estate per il resto è il deserto. Bosa ha potenzialità immense. Chi come me lavora da 25 anni ha idee da proporre. Ecco vorrei che la politica ci ascoltasse. Il futuro per noi è il turismo. Lasciamo stare altre idee strampalate. Puntiamo alla stagione lunga. Lavoriamo in simbiosi con l’aeroporto di Alghero e i turisti che porta Ryanair».

Il suo palazzo del Settecento svetta nel cuore di Bosa. Elegante, regale. Mariano Chelo è al piano terra, dipinge nel suo studio aperto a tutti. Un vulcano di idee e creatività. Ha una dote sempre più rara, l’amore per l’arte, per il bello. Un amore più forte del denaro. «In questo posto c’era il supermercato di famiglia. Un incendio lo ha distrutto – racconta –. Potevo ricostruirlo, potevo aprire un b&b. Ma ho fatto il mio studio». Mariano Chelo fa il pittore, ha la stoffa. È un astrattista. I suoi quadri sono esposti in mezzo pianeta e alcune sue opere sono state battute all’asta anche da Sotheby’s. Ma lui fa professione di modestia. «Ho fondato il Map, il Movimento artisti periferici e ho creato uno spazio aperto a tutti. Credo che il futuro di Bosa passi dalla sua bellezza. Questo posto è unico. E noi dobbiamo puntare su questo mix di storia, ambiente e cultura». Lui ci crede davvero. Tanto da avere investito un capitale per ristrutturare il primo piano del suo palazzo. Lo ha trasformato in un museo. Per ora ci sono le sue opere. Ma Chelo ha già chiuso un accordo per esporre in estate alcune opere della collezione del Man di Nuoro. «Certo mancano ancora una parte delle risorse. Spero nell’attenzione delle istituzioni. Per dare gambe a questo progetto». (l.roj)

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